LA CHIAMATA DI CTHULHU

di Jonathan Macini

“O Tu che giaci morto ma eternamente sogni, odi il Tuo servo Ti chiama. Odimi, o possente Cthulhu! Odimi, Signore dei Sogni! Nella Tua Torre a R’lyeh ti hanno imprigionato, ma Dagon infrangerà le Tue maledette catene, e il Tuo Regno risorgerà…”
Li spari interruppero il canto. Una figura sottile era apparsa sotto la volta del santuario, mirando alla testa del sacerdote. Pezzi di cervello e schegge di cranio adornavano adesso l’altare. Si udirono zampettii e strascichi, e l’uomo seppe che non aveva tempo da perdere.
La benzina si rovesciò nei cunicoli del tempio. E il fuoco purificò la notte dagl’incubi.

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UNICORNI E ASTRONAVI

Corro, la terra sotto i piedi scalzi, le foglie umide e il muschio, rametti, frasche, e il profumo di humus. Corro, la testa mi scoppia, il sentiero diventa impervio ma procedo artigliando la terra, afferrando radici, trascinando le membra. Corro, nell’euforica danza, ascoltando il richiamo, celebrando la Madre.
Nella radura mi fermo, sono arrivata. Davanti si erge l’Unicorno, eterno e meraviglioso. Mi guarda ed io lo guardo, e allora so…
…so che la canzone è già finita, ma ne incomincia subito un’altra. Adesso viaggio tra le stelle su una astronave a forma di cannolo, e il tempo è solo un gioco…

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PRIMAVERA

di Gano

Primavera, un bicchiere di vino, un bagno di sole…
«Ciao Gano, come ti butta?»
«Tutto bene…»
Il Freddy invece non sta bene per nulla. Sorride, si gratta, ha la scimmia….
Primavera, profumo di gelsomino…
«Gano, che ci fai qua fuori? Vieni, t’offro un grappino!»
«No grazie, questo sole è una bellezza!»
Caronte invece è proprio brutto. Ci credo che sua moglie lo tradisce!
«Gano? Tutto ok?»
«Una meraviglia!»
Povero Massimino, non t’entra mai un cavallo!
Lo sapete perché il mondo è pieno di perdenti? Non è sempre colpa loro.
È che la vita è bastarda, e non tutti c’hanno le palle!

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SPENGI LA LUCE

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di Jonathan Macini

«Spengi la luce.»
«Ma dici sempre che ti piace guardarmi…»
«Si, ma stanotte c’è la luna, vedi?»
Il disco argentato si affaccia dalla finestra in tutto il suo splendore, grande e luminoso, a guardarlo ci si può perdere nel mare della tranquillità… La luce è presa in prestito dal sole, è il riflesso di un bacio, si deposita sui due corpi nudi, abbracciati, ricoprendoli di una patina di candore.
L’overture dell’amore sono i baci e le carezze. Le labbra dei due amanti si adagiano sulle rispettive pelli, fremano le epidermidi, richiamano i sughi del piacere. E allora sono le lingue che introducono il tema principale, leggere, appena umide, scivolano sugli avambracci e dietro al collo. Si soffermano sui lobi, ci giocano un po’ e poi s’incontrano, toccandosi e ritraendosi.
Intanto le mani cercano, perché loro cercano sempre, non stanno mai ferme. Gli incavi, le curve, i muscoli, le parti nascoste, fino alle pelurie che nascondono gli interruttori del piacere. La luce della luna gioca con le ombre e regala il mistero. Continua a leggere

VAMPIRO UBRIACONE

di Gano

Adesso lo so: sono un Vampiro.
Non succhio sangue ma bevo vino. Barcollo come uno zombi, a notte giro per i cimiteri e mi addormento all’alba, in qualche luogo oscuro, uno scantinato oppure un sottoscala.
Dopo la prima bottiglia gli occhi mi diventano rossi. Ho l’alito pesante, i canini appuntiti per natura, e il naso paonazzo, che poco c’incastra col non morto ma di notte si vede appena. E poi sono allergico all’aglio!
Mi piacciono le donne, ma non disdegno gli uomini. Mi ci avvento, mordo e scappo…
Ho anche origini nobili, sapete? Conte Ovidio De’ Frescobaldi, ma voi chiamatemi Gano.

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LA MIA VERA NATURA

di Jonathan Macini

Le urla sono la parte migliore.
Mi credete pazzo? Eppure i dottori continuano a dire che non ho nulla. Certo, loro mica lo sanno quello che faccio alle ragazze come Sara.
“Ciao Sara, come ti trovi nella tua nuova gabbia?”
Mia madre mi portò dallo strizzacervelli che avevo appena dieci anni. Diceva che avevo dei problemi a socializzare. La verità è che lei aveva paura di me. Chissà dov’è adesso…
“Sara, stai tranquilla. Tra poco sarà tutto finito.”
Alla gente piace credere che si guarisce rimovendo il male. Per anni ho fregato i dottori…
È stato l’unico modo per mantenermi vivo.

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SUITE DELLA FANCIULLA DELLA FONTANA

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di Aeribella Lastelle

I. Reietto

Schiavo della sua magia
Egli si duole dell’angoscia da essa arrecata
Chiuso nella sua torre distante
Reietto egli è
E poi un tormento lo assale
Ogni notte puntuale
Il sogno di quel remoto giardino
Bellezza e incanto i suoi contorni.

Ogni volta egli lo attraversa
Ne ammira i suoi squisiti disegni
Prati dagli infiniti colori
Pergolati in fiore
Roseti eternamente profumati
Fino a raggiungere
La Fontana al centro di esso.
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