UN MONDO A GAMBE APERTE: Seconda Edizione!

A un anno dalla sua pubblicazione e dopo oltre 200 download, ho pensato di rinnovare questa piccola opera introduttiva all’autore Gano, personaggio molto borderline nato per il progetto di scrittura creativa La Giostra di Dante, facendone così un vero e proprio libro. Ci ho aggiunto sei racconti, otto interventi minimi di 101 parole e sette nuove poesie, per un totale di oltre 40 pagine. Tutto questo materiale è apparso nell’ultimo anno sui siti del circuito www.willoworld.net. Per l’occasione ho anche intervistato nuovamente l’autore (l’intervista si trova qui sotto).
Il prossimo progetto del personaggio Gano è quello di scrivere un breve romanzo sulla sua vita di poeta ubriacone. Fino ad allora, godiamoci questo “Mondo a Gambe Aperte” in versione 2.0.
Buona lettura.

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INTERVISTA

È PASSATO PIÙ DI UN ANNO DAL NOSTRO ULTIMO INCONTRO. COME STA?

Benissimo, grazie. Ho messo su un altro paio di chili, ma non mi lamento…

IL SUO LIBRO È STATO SCARICATO PIÙ DI DUECENTO VOLTE, UN RISULTATO SODDISFACENTE CONSIDERANDO IL METODO DI DIVULGAZIONE. QUALI CREDE CHE SIANO LE RAGIONI DI QUESTO PICCOLO SUCCESSO?

Beh, lo sappiamo bene che certe tematiche attirano la gente. I miei racconti parlano di vita vissuta, uso parole forti, quelle con cui mi trovo meglio, e la gente su internet va alla ricerca di quelle cose. Poi inciampa per caso sul mio libro e se lo scarica. Dubito però che tutti lo leggano.

LA EDIZIONI WILLOWORLD LO RIPROPONE IN QUESTI GIORNI CON 40 PAGINE IN PIÙ, CIOÈ CON LE OPERE CHE SONO APPARSE RECENTEMENTE SUL CIRCUITO WILLOWORLD.NET. CHE NE PENSA?

Perfetto… in effetti la prima edizione aveva appena 60 pagine, era poco più di un opuscolo. Adesso si può quasi parlare di libro.

COSA DICONO DI LEI I VOSTRI AMICI DEL BAR, RIGUARDO ALLA SUA PASSIONE PER LA POESIA E LA SCRITTURA?

Mi fanno i complimenti, a volte mi dicono di voler leggere qualcosa ma la maggior di loro parte dura fatica a capire gli articoli della Gazzetta dello Sport, figuriamoci uno dei miei racconti, che comunque sono sempre molto semplici e brevi.

È VERO CHE HA INTENZIONE DI SCRIVERE UN ROMANZO?

Come ho già detto l’altra volta, per me è difficile organizzarmi. Per questo preferisco i racconti. Mi metto a sedere, scrivo e so che devo finire prima di alzarmi perché altrimenti quella storia non vedrà mai la luce. Non ho disciplina, e poi perdo tutto. Però si, mi piacerebbe scrivere qualcosa di un po’ più pretenzioso. Mi hanno fatto vedere come scrivere direttamente su internet, in modo da non perdere mai nulla… In quel modo penso di poterci riuscire, chissà…

CI PUÒ ANNUNCIARE QUALCOSA? DI COSA TRATTERÀ QUESTO SUO PROGETTO?

Oh, è davvero troppo presto per dirlo. Vorrei scrivere di me, come faccio sempre, delle mie avventure. Ho diverse idee ma devo risistemarle per bene. Di solito la mattina col caffè riesco a farmene un quadro, poi dopo il terzo cicchetto non mi ricordo già più nulla… (sorride).

IMMAGINO ALLORA CHE I TEMPI DI LAVORAZIONE SARANNO LUNGHI.

Contatetici! Ora vado a farmi un birrozzo… che faccio, ne ordino due?

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INTERVISTA A GANO

In attesa della prima pubblicazione ufficiale, in uscita a marzo, Willoworld intervista Gano, poeta ubriacone. Un personaggio tutto da scoprire!

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DA QUANTO TEMPO COMPONE POESIE?

Ero piccino. Mio padre mi picchiava ed io mi vendicavo con la penna. È stato utile, come una specie di rito voodoo. Alla fine il vecchio è crepato!

QUANTA VERITÁ SI NASCONDE NELLE SUE OPERE?

Mah, la verità è una cosa strana. Ognuno c’ha la sua. Quello che scrivo è tutto assolutamente vero, ve lo posso assicurare, perché viene da dentro di me. Alcuni scrivono col cuore, altri con la mente. A me piace scrivere con tutto il corpo, specialmente con quegli organi un po’ bistrattati, tipo il pancreas, ad esempio. Vengono delle poesie meravigliose col pancreas!

SI RITROVA PIÚ NEL RUOLO DI POETA O DI SCRITTORE?

Poeta? Scrittore? Non si offenda, ma a me non sono mai piaciute le etichette. Scrivo perché mi và. Ogni tanto esce una rima, mi piace e la lascio. Altre volte mi vengono in mente delle storie e le butto giù, come quando sono al bar e le racconto agli amici.

COSA LA SPINGE A SCRIVERE?

A otto anni mi spinse mio padre, poi è stata tutta discesa. Voglio dire, ogni cosa che mi capita, bella, brutta, noiosa, eccitante, merita di essere descritta oppure omaggiata. Ho scritto molto in passato, ma non mi sono mai interessato di conservare le cose che scrivevo. Molte poesie sono diventate carta straccio, foglietti lasciati nelle camere d’albergo insieme ad un paio di bottiglie vuote. Nessun rammarico. Scrivere è una medicina, e una volta presa non c’è bisogno di conservare la confezione, non so se mi spiego…

L’ASSOMIGLIANZA CON BUKOWSKI È QUASI SCONTATA. COSA NE PENSA DEL FATTO CHE I SUOI LETTORI LA VEDANO COME UNA VERSIONE ITALIANA DEL NOTO SCRITTORE AMERICANO?

Non può che farmi piacere. Charles è stato il promotore della poesia di strada. Avventure sconce, borderline, ma sempre con una grande vena poetica. Però non mi ispiro a lui, perché non ho alcuna aspirazione. Quello che faccio lo faccio perché mi và.

HA MAI PENSATO DI SCRIVERE UN ROMANZO?

Non ne sarei capace. Non ho la disciplina necessaria per affrontare un progetto simile. Potrei iniziarlo e perdermi tutti gli appunti dopo una settimana di lavoro. No, il racconto e la poesia sono le giuste misure per me.

COSA CI PUÓ DIRE DI QUESTA RACCOLTA CHE STA PER USCIRE?

Non ne so molto. La Edizioni Willoworld se ne sta occupando. Prima scrivevo su carta, adesso alcuni amici mi fanno scrivere sui loro computer e poi mettono i lavori su internet. Per questo motivo non vengono perduti. La Edizioni Willoworld mi ha detto che vuole riunire il materiale pubblicato fino ad ora in un piccolo libricino. Per me va bene. Non ho aspirazioni, come ho già detto.
Il titolo dovrebbe essere “Un mondo a gambe aperte”. È anche il titolo di uno dei miei scritti, che presto apparirà su queste pagine.

I VOSTRI PROGETTI FUTURI?

Andarmene al bar a farmi un goccetto (ridendo).

IL SEME DELL’ODIO – Intervista a Jack Lombroso

Jack Lombroso, finalemente. È stato difficile incontrarla. Giri di telefonate, appuntamenti a vuoto … Come mai tutta questa difficoltà?

Chi cerca di fuggire o quantomeno allontanarsi da questa società ha sempre poca voglia di rimetterci piede.

Dice di voler fuggire da questa società, eppure i suoi scritti vivono molto nella città abitata. Magari nei bassifondi più oscuri ma, per quanto surreali, possibili.

Nessuno può distaccarsi totalmente dalla società globale. Per quanto uno possa provare a rifugiarsi è praticamente obbligato a tornarci di tanto in tanto, anche solo per l’ispirazione. (Sorride N.D.R.)

Non crede che il genere pulp pregno di violenza sia ormai inflazionato?

Io scrivo quello che la gente cerca di più,o meglio, quelle cose che più attirano la nostra curiosità ma che non abbiamo il coraggio di manifestare. Ogni volta che guardiamo un telegiornale o apriamo un quotidiano veniamo messi al corrente di crimini efferati, di violenze: madri che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori e così via. La violenza convive con l’uomo fin dalla sua nascita. Come può inflazionarsi qualcosa che ha sempre fatto parte dell’uomo stesso. Può forse inflazionarsi il bisogno di respirare?

Così lei sostiene che la violenza è presente e inscindibile nell’uomo come il bisogno di respirare?

Io racconto soltanto quello che vedo quotidianamente. In fondo una parte del cervello umano è eredità dei rettili. Proprio quella parte del cervello che “genera”, diciamo così, la natura violenta dell’uomo. La storia stessa ci racconta che non esiste popolo che non ha fatto ricorso alla violenza e se qualcuno ha provato a frenare questo aspetto si è semplicemente estinto.

Jack Lombroso è davvero questa figura oscura e misteriosa o è solo il personaggio interpretato da uno scrittore.

La maschera la mettiamo tutti. I miei racconti sono una buona parte di realtà unita ad un pizzico di pepe per renderne più accattivante la lettura. Nessuno scrittore scrive solo di realtà vissute. Nessuna vita su questa terra è così interessante da essere raccontata ad altri. Per quanto riguarda il fatto che molti mi ritengono un personaggio oscuro posso solo dire che non è oscuro quello che sta al di fuori della luce del sole.

Cosa ci dice di questo lavoro con il signor Macini? Come ha vissuto questa esperienza e sarà possibile una nuova collaborazione tra lei e Macini?

Beh, credo che il web renda possibile certe cose, intendo la collaborazione a distanza. Personalmente ritengo che questa esperienza possa essere l’esempio di come due persone totalmente diverse possano comunque collaborare in maniera costruttiva tra di loro, in modo totalmente libero e tollerante, cosa che la maggior parte delle persone cosiddette sane non riescono neanche a comprendere. Comunque l’esperienza è stata piacevole, e se le nostre strade si incontreranno di nuovo potremo provare ancora a costruire qualcosa insieme.

Ci vuole rivelare qualcosa riguardo al vostro libro? Sarà pubblicato a breve, se non vado errato.

Si, forse addirittura prima della fine dell’anno. S’intitolerà “Raptus Interruptus e altri schizzi di quotidianità”, e verrà pubblicato naturalmente dalla Edizioni Willoworld. Conterrà anche il romanzo breve “il seme dell’odio”.

L’ultima domanda mister Lombroso. Cosa vorrebbe ci fosse scritto sul suo epitaffio?

Vi odio tutti.

IL SEME DELL’ODIO – Intervista a Jonathan Macini

In occasione dell’uscita del romanzo breve “Il Seme dell’Odio”, una straordinaria collaborazione tra Jonathan Macini e Jack Lombroso, Willoworld ha intervistato uno dei protagonisti della Giostra di Dante, il gioco di ruolo dei poeti e degli scrittori. Macini ha già pubblicato due libri, Le Rivelazioni di Giovanni Meraviglio (un viaggio introspettivo diviso in tre atti) e il recente Sebastian Claw e altri racconti. Questo lavoro, che verrà presentato su questo stesso blog il 31 ottobre prossimo, è stato portato a termine nell’arco di un mese e mezzo, in un’intensa collaborazione on-line tra i due autori, che non si sono mai conosciuti. Non è vero, Jonathan?

Infatti. Un esperienza nuova che ha dato dei risultati insperati. Incredibile quello che è possibile fare con le nuove tecnologie della comunicazione.

Sembra che in rete sia diventata una pratica molto comune, in campo artistico, collaborare a distanza. Era la prima volta per te?

Si, lo era. Ma spero di poterlo fare ancora. La Giostra di Dante e le altre piattaforme di Willoworld lasciano molto spazio a questo tipo di esperienze.

La domanda che si chiedono tutti è ovviamente, com’è questo Jack Lombroso? Di lui si sa poco o nulla. È davvero quel personaggio oscuro di cui molti parlano?

Beh, non posso dirlo con sicurezza. D’altronde non l’ho mai incontrato di persona. Ho scambiato qualche e-mail, l’ho sentito un paio di volte al telefono e in chat. Di solito mi contatta da posti strani, internet café, cabine (le ultime rimaste). Gira molto. Un giorno è Milano, quello dopo è a Monaco, e poi Londra, Edimburgo. Ho fatto fatica a stargli dietro. Comunque è un tipo sicuramente fuori dalla norma.

Infatti. Ormai Jack Lombroso è diventato una piccola leggenda. I suoi racconti sono dei veri e propri omaggi a Bukowski e Tarantino. Sarà anche così per questo lavoro a quattro mani?

Beh, anche io devo molto a quei due nomi, ma credo che ci siamo distanziati dai tipici soggetti di cui abbiamo parlato nelle altre storie. Sarà una sorpresa, vedrete…

Non ci anticipi niente?

Si tratta di un lavoro di fantasia, nella maniera più classica, ma che affronta un argomento anche troppo reale, la guerra. Troverete delle scene molto violente, tipiche dei miei ultimi racconti chtuloidi e di quelli di Jack. C’è una scena scritta da me nel terzo capitolo di cui vado molto fiero. Diciamo che mi è quasi scappata di mano…

In che senso?

È forse la scena più forte che abbia mai scritto. Speriamo di non venire censurato dalla Giostra.

Adesso mi hai messo addosso molta curiosità… Comunque, vedremo tra qualche giorno di cosa si tratta. C’è rimasto ancora qualcosa da fare oppure è già finito?

Ancora qualche dettaglio, ed il si definitivo di Jack, che deve ancora rileggere l’ultima correzione. Poi Charles Huxley si occuperà della locandina per la pubblicazione.

Infatti. L’opera avrà una pagina personale, consultabile interamente, potrà essere scaricata in formato PDF e verrà anche presentata sul sito I Silenti a capitoli. Non vediamo l’ora.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Non so ancora. Mi darò qualche settimana di pausa e poi vedrò. Ho in mente un paio di interventi per 101 Parole, forse addirittura nei prossimi giorni. Per il resto, sono contentissimo dell’ultimo libro. Finalmente Sebastian Claw ha visto la luce.

Infatti. Era una tua vecchia idea, vero? Come è stato rimettere mano ai vecchi lavori?

È stato come fare un viaggio nel tempo. Rileggendo gli appunti ho rincontrato la gente del passato, amici collaboratori, persone che non vedo più da una vita. È stata una bella esperienza, come con Giovanni Meraviglio. Pubblicandolo ho chiuso un importante capitolo della mia vita. E lo steso vale per Claw.

Le cose nuove che hai scritto hanno molto a che fare con il cyberpunk. Addirittura mischi la mitologia Lovercraftiana, a te molto cara, con Gibson. Andrai avanti su questa strada?

Penso di si. Se continuerò a pubblicare per la Edizioni Willoworld, che ha già presentato i lavori di Grezzo Illusivo, scriveró altri racconti in questo stile. Penso che il genere Cyber-Chtulhu sia da esplorare il più possibile.

E allora speriamo di leggere presto nuove storie!
Grazie a Jonathan Macini. Speriamo di farvi conoscere anche Jack. Stiamo cercando di contattarlo per un intervista, ma è davvero molto schivo.
L’appuntamento è per il 31 ottobre 2008 con IL SEME DELL’ODIO, un romanzo breve a quattro mani di Jonathan Macini e Jack Lombroso.
NON PERDETELO!