DOVE FINISCE IL NULLA?

di Jonathan Macini

– “Dove finisce il Nulla? Te lo sei mai chiesto?
Beh, il Nulla ha un suo inizio. Per trovarlo basta scavare in profondità, disseppellire qualche banale convinzione, messa lì dalla nostra coscienza, schermare le illusioni del mondo ed ingoiare la paura. Il Nulla incomincia nella pancia, ed è un varco largo appena pochi atomi, ma ampio abbastanza perché la tua anima filiforme riesca passarvici. Oltre il varco niente delimita il Nulla…
La vita è mera distrazione. Da bambino il gioco prende quasi la totalità della tua attenzione, e le cose non cambiano di certo con l’età adulta, anzi. Quello che cambia è le terminologia, così ci ritroviamo a chiamare il gioco con le parole più fantasiose: lavoro, carriera, amore, famiglia, responsabilità, eccetera, eccetera… Comunque lo chiami rimane sempre gioco, ovvero distrazione.
Esistono solo due cose che non hanno a che fare col gioco: la porta che delimita la nostra vita, formata da due superfici opposte che chiameremo nascita e morte, e l’infinito che ci alberga nel quale risiede il Nulla. Ma quale misera parola per descrivere qualcosa di così immenso… certamente non rende l’idea, eppure la nostra lingua è talmente primitiva che non esiste un vocabolo adatto per descrivere la profondità di ciò che abbiamo dentro. Lo chiamo Nulla perché nulla di ciò che conosciamo si trova laggiù, eppure è là che dimora la grandezza di Tawil-at-U’mr, al di là del cancello della chiave d’argento, che si estende oltre l’immaginazione dell’uomo, ed attende senza aspettare, perché parte di un tempo senza tempo, che noi troviamo la via attraverso il varco, per diventare il suo volere.
Ho vissuto per anni nella leggerezza della mondanità, distratto da ideali pieni di buone intenzioni, intrattenuto dalle insignificanti parole di parenti, professori, amici, colleghi, fino al giorno in cui tutto mi è apparso per quello che è in realtà… qualcosa di già morto. E allora il richiamo di una voce che trascende la morte stessa, perché al di fuori dal tempo e dallo spazio come noi lo conosciamo, mi ha condotto in prossimità del varco, e mi è bastato avvicinare l’occhio al buco della serratura per colmarmi d’infinito. Il Nulla…
Nella sua grandezza Egli è pronto a dare il grande dono agli uomini, ma la fedeltà necessit un sacrificio. No, non mi guardare con la paura negli occhi. Anche la paura è una misera distrazione, il gioco delle emozioni innescato dalla tua mente programmata… Invece dovrebbe compiacerti sapere che la tua morte mi innalzerà al Suo cospetto.
Inutile urlare, nessuno può sentirti in queste catacombe. Nessuno ricorda la loro esistenza, e come potrebbe essere altrimenti. Questi luoghi non possono essere accettati da menti comuni, perché la loro stessa esistenza sconfina nell’inaccettabile. Furono scavate da una razza superiore, capace di viaggiare il tempo e lo spazio in un battito di ciglia, ma il loro nome non ti direbbe nulla… Byakhees…
Chiudi gli occhi, figlio mio, e accetta questa lama. Vedrai, presto sarai libero, e vivrai per sempre nel mio ricordo, al cospetto del maestoso Yog Sot… argh!!!”
Lorenzo Nuti, ex agente di polizia ed investigatore dell’incubo, svoltò l’ennesimo cunicolo di quella remota galleria sotto la città, dalla quale proveniva una voce piatta, priva di emozioni, insieme ad un riverbero di luce di candele. Quando si affacciò e vide la lama sacrificale sopra il petto della vittima legata all’altare, seppe di avere solo un colpo a disposizione. Il proiettile si aprì un varco nella nuca dell’uomo col pugnale, che si afflosciò al suolo nella sua tunica rossa decorata da strani simboli dorati.
Un secondo in più e tutto sarebbe stato inutile, pensò Nuti, asciugandosi la fronte e maledicendo per l’ennesima volta quel dannato scrittore americano.

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1 commento

  1. […] nel quale risiede il Nulla. Ma quale misera parola per descrivere qualcosa di così immenso… continua a leggere…  Rate this: Like this:LikeBe the first to like this […]


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