IL PRETE

Inedito incompiuto di Jonthan Macini e Jack Lombroso, estratto dal libro: John & Jack

Quanto tempo mi rimane? Quanto tempo ci è rimasto?
La porta del tempio resta chiusa, mentre la luce pomeridiana penetra attraverso i mosaici sacri. Neanche un fedele bisognoso del caldo abbraccio di nostro signore, della vergine Maria che ci osserva da sopra il tabernacolo di marmo. Anche loro si sono accorti che non ci è rimasto più tempo?
Ma no, è che sono troppo impegnati, o troppo alla deriva. Sono mesi ormai che le effigi degli angeli e dei santi non trovano la via verso un’anima in pena, non riscaldano gli inginocchiatoi sempre più freddi, non versano lacrime di luce per rallegrare il cuore di un povero cristo.
Oltre la dura pietra delle pareti del tempio si odono le violenze di una città perduta. Sirene, spari, urla… se mai è esistito un dio degli uomini, deve essersene andato in vacanza da tempo. Ha lasciato sulla terra gli ingenui e gli sciocchi a continuare un lavoro inutile, ed io sono uno di questi. Continua a leggere

FANCULO IL MESSICO

di Jack Lombroso

Fisher chiama Colombo alle tre del pomeriggio. Fa sempre così. È l’unico modo per contattarlo. Niente indirizzo, niente informazioni, solo un numero di cellulare. Il sudore appiccica la camicia sulla schiena dell’inglese. Non si è mai abituato al clima anche se sono anni ormai che lavora in Messico. Potremmo definire l’attività di Fisher come un agenzia di collocamento criminale. Conosce tutto e tutti e dà lavoro ad almeno una trentina di delinquenti vari, passando loro i lavori che gli vengono richiesti e prendendoci sopra una percentuale; chiaramente. Rapinatori, Killer, rapitori e tutta la crema della criminalità messicana è nel libro paga dell’inglese.

Continua a leggere

CHINESE TAKEAWAY

di Jack Lombroso

I resti del cinese sono lì sul tavolino, sparsi tra bicchieri e bottiglie vuote.
Fuori la pioggia continua a battere incessante.
Mi sa che anche stanotte sarà una di quelle notti lunghe e uggiose,
una di quelle notti che hai voglia di fare qualcosa; ma ti sta fatica fare qualsiasi cosa.
Dovrei uscire a buttare via l’immondizia. Pulire questo schifo e rassettare un po’ la stanza.
Metto su un po’ di musica e aspetto che il tempo passi.
La giornata è stata piuttosto dura, questo lavoro non è più quello di un tempo.
Mi ricordo che qualche anno fa i soldi si facevano davvero facilmente,
ma adesso per due spicci, devi farti un culo così.
La gente è talmente ridotta all’osso che piuttosto che renderti quello che ti devono, preferiscono farsi massacrare.
Ancora non ho trovato la voglia di pulire questo letamaio e il cd è appena finito.
Il silenzio attraversa la stanza.
Anche Chan ha smesso di lamentarsi. Sta lì immobile in silenzio.
I resti del cinese sono lì… Sparsi sul tavolino.

UNA TERRIBILE ESTATE

UNa terribile estate

di Jack Lombroso e Jonathan Macini

New Orleans, 1922

Domenica 13 Agosto

Caro Teodor,

sono già passati quattro mesi dalla mia partenza da Chicago e trovo finalmente tempo per scriverti. New Orleans è calda e appiccicosa e questa condizione sembra riversarsi anche sull’ambiente che mi circonda. Ogni cosa, case, strade e persone hanno le sfumature dell’ambra, come se tutto fosse ricoperto di miele; mi pare ormai di sentirne perfino l’odore nell’aria. Siamo ancora in America ma il grigiore di Chicago ha lasciato posto a colori e suoni quasi caraibici.
Ho preso residenza in una casa in periferia della città, vicino alle abitazioni della comunità nera. È un grande edificio a due piani, completamente in legno e davanti all’ingresso corre una veranda con le scalette. Ci ho sistemato un vecchio tavolino a tre zampe che ho trovato in una stanza semivuota e una poltrona a dondolo scricchiolante che accompagna i miei drink al tramonto.
Ti confesso che pensavo fosse più facile spingere queste persone a fornirmi materiale per la mia ricerca.
Ho subito assunto anche una domestica, una donnona nera che gira per casa tre volte la settimana canticchiando e mantiene in ordine tutto il caos che riesco a creare. Continua a leggere

R E C

di Jack Lombroso

Lei era pazza. Semplicemente pazza. Ed era proprio questo a rendermi follemente innamorato di lei.
Le legava dopo averle spogliate completamente e le filmava. Adorava filmarle.
Quei piccoli tagli con la lametta del mio rasoio. Piccoli tagli ben fatti, profondi e dolorosi.
Il suo completo di pelle bianca si tingeva sempre di sangue, lo raccoglieva con le dita dalle ferite delle sue vittime e se lo spargeva addosso lasciando sui vestiti delle lunghe scie rosse.
L’ultimo taglio correva lungo la gola, il primo non era mai quello mortale. La lametta era troppo stretta per poter essere spinta in profondità, quindi ci ripassava e ripassava ancora.
Fino al silenzio.
L’ultimo video è stato il suo. Me lo ha chiesto lei.
Diceva che solo così sarebbe stata pienamente artefice del proprio gioco.
Io l’amavo troppo per deluderla così l’ho fatto. Sono entrato nella sua casa di notte.
Lei dormiva beatamente, il cloroformio ha fatto il resto.
Quando si è risvegliata era gia legata alla sedia. Il suo corpo nudo era bellissimo, quella pelle, cos’ bianca anche senza il vestito.
Senza la lente a contatto bianca, il suo viso era quasi dolce. Così l’ho presa tra le dita e l’ho appoggiata alla sua pupila, spingendo un po’, tanto per fargli capire che ero io a condurre la partita. Lei ha fatto una smorfia di dolore, poi ha sorriso mentre una lacrima le scorreva lungo la guancia.
Accesi la videocamera, non rimaneva che iniziare lo show.

LA NUMERO CENTOTRE

fronte

di Jack Lombroso

Poche mosse e il lavoro è finito. Torna a casa guidando piano.
Entra e si toglie le scarpe. Gira lento per la stanza guardando con attenzione i libri che tiene sugli scaffali. Sfoglia le pagine di una raccolta di poesie di Garcia Lorca.
Piega l’angolo della pagina quando ne incontra una che gli piace. Sa che difficilmente riaprirà quel libro, eppure segna ogni poesia che trova bella. Sulla pianta grassa che tiene vicino alla finestra è spuntato un piccolo fiore. Viola. Continua a leggere

IL SEME DELL’ODIO

PRELUDIO

– Soldato David Norton –

Non vi hanno mai parlato del macello di Falluja? No, certo che non l’hanno fatto. Maledetti loro! Una festa di sangue di proporzioni inaudite, un evento spregevole superbamente coperto dalle televisioni. Coperto nel senso di sotterrato. Capite, vero?
Ma di macelli laggiù ce ne sono stati tanti, e ce ne saranno ancora. Alcuni di questi non vengono neanche riportati dai giornalisti freelance, mentre altri rimangono segreti. Sono i segreti che migliaia di reclute si portano a casa. Incapaci di credere ai loro stessi gesti, si convincono di non aver mai fatto niente del genere. Sono i semi dell’odio, quelli raccolti oltreoceano e piantati in terra natia. Crescono e mettono i frutti, migliaia di bombe pronte ad esplodere.
Vi parlerò della mattanza alle grotte del deserto, poco fuori Falluja. Quello è un segereto che conosciamo solo io e i miei amici… Tre mesi dopo ho lasciato una volta per tutte quel dannato paese. Coltiverò il mio germoglio a casa mia.
Il mio nome è David Norton, e ho un incarico importante da portare a termine, lentamente, un pezzo alla volta. Volete seguirmi? Volete sbirciare oltre il lenzuolo, quello che ricadendo fa risaltare la sagoma del cadavere? Siete pronti?
Il sipario di sta alzando.
Lo spettacolo ha inizio.

Continua a leggere

IL SEME DELL’ODIO – Intervista a Jack Lombroso

Jack Lombroso, finalemente. È stato difficile incontrarla. Giri di telefonate, appuntamenti a vuoto … Come mai tutta questa difficoltà?

Chi cerca di fuggire o quantomeno allontanarsi da questa società ha sempre poca voglia di rimetterci piede.

Dice di voler fuggire da questa società, eppure i suoi scritti vivono molto nella città abitata. Magari nei bassifondi più oscuri ma, per quanto surreali, possibili.

Nessuno può distaccarsi totalmente dalla società globale. Per quanto uno possa provare a rifugiarsi è praticamente obbligato a tornarci di tanto in tanto, anche solo per l’ispirazione. (Sorride N.D.R.)

Non crede che il genere pulp pregno di violenza sia ormai inflazionato?

Io scrivo quello che la gente cerca di più,o meglio, quelle cose che più attirano la nostra curiosità ma che non abbiamo il coraggio di manifestare. Ogni volta che guardiamo un telegiornale o apriamo un quotidiano veniamo messi al corrente di crimini efferati, di violenze: madri che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori e così via. La violenza convive con l’uomo fin dalla sua nascita. Come può inflazionarsi qualcosa che ha sempre fatto parte dell’uomo stesso. Può forse inflazionarsi il bisogno di respirare?

Così lei sostiene che la violenza è presente e inscindibile nell’uomo come il bisogno di respirare?

Io racconto soltanto quello che vedo quotidianamente. In fondo una parte del cervello umano è eredità dei rettili. Proprio quella parte del cervello che “genera”, diciamo così, la natura violenta dell’uomo. La storia stessa ci racconta che non esiste popolo che non ha fatto ricorso alla violenza e se qualcuno ha provato a frenare questo aspetto si è semplicemente estinto.

Jack Lombroso è davvero questa figura oscura e misteriosa o è solo il personaggio interpretato da uno scrittore.

La maschera la mettiamo tutti. I miei racconti sono una buona parte di realtà unita ad un pizzico di pepe per renderne più accattivante la lettura. Nessuno scrittore scrive solo di realtà vissute. Nessuna vita su questa terra è così interessante da essere raccontata ad altri. Per quanto riguarda il fatto che molti mi ritengono un personaggio oscuro posso solo dire che non è oscuro quello che sta al di fuori della luce del sole.

Cosa ci dice di questo lavoro con il signor Macini? Come ha vissuto questa esperienza e sarà possibile una nuova collaborazione tra lei e Macini?

Beh, credo che il web renda possibile certe cose, intendo la collaborazione a distanza. Personalmente ritengo che questa esperienza possa essere l’esempio di come due persone totalmente diverse possano comunque collaborare in maniera costruttiva tra di loro, in modo totalmente libero e tollerante, cosa che la maggior parte delle persone cosiddette sane non riescono neanche a comprendere. Comunque l’esperienza è stata piacevole, e se le nostre strade si incontreranno di nuovo potremo provare ancora a costruire qualcosa insieme.

Ci vuole rivelare qualcosa riguardo al vostro libro? Sarà pubblicato a breve, se non vado errato.

Si, forse addirittura prima della fine dell’anno. S’intitolerà “Raptus Interruptus e altri schizzi di quotidianità”, e verrà pubblicato naturalmente dalla Edizioni Willoworld. Conterrà anche il romanzo breve “il seme dell’odio”.

L’ultima domanda mister Lombroso. Cosa vorrebbe ci fosse scritto sul suo epitaffio?

Vi odio tutti.

SUSANNA CHE DANZA

di Jack Lombroso

Susanna ballava tra i tavoli del bar. Io da lontano la osservavo assorto e mormoravo Susanna… Susanna.
Non l’avevo mai vista prima eppure sapevo il suo nome; ma non ricordavo assolutamente come o dove lo avessi sentito.
Bevevo rum bianco e soda, con lime strizzato dentro; piccole gocce di profumo in un mare alcolico. Era il sesto della serata e cominciavo a sentirlo.
Continua a leggere

JIM LO SVENTRAPAPERE

di Jack Lombroso

-Ti giuro che è tutto vero amico-

Continuava a raccontarmi la stessa storia tutte le volte che ci incontravamo.
Alla quarta pinta partiva con il solito ritornello.

-Ti ho mai parlato di Jim. Jim lo sventrapapere?-
-Si- Rispondevo io -Almeno duecento volte-.

Lui rimaneva zitto per un’altra mezza pinta e poi attaccava.

-Ti giuro che che è tutto vero. C’era questo tipo, quando lavoravo giù al sud, che si inculava le papere fino a sventrarle. Era uno degli operai che lavoravano con me alla costruzione della ferrovia, posavamo a terra le rotaie. Si chiamava Jim, sarà stato alto almeno due metri e portava sempre dei vecchi jeans tutti logori che teneva su con due pezzi di spago, come fossero bretelle.- Continua a leggere