IL DRAGO CHE AVEVA PAURA DEL FUOCO

di Aeribella Lastelle

C’era una volta un drago, grosso come una collina e rosso come il sole al tramonto. A differenza dei suoi simili, che amavano fare razzie e bruciare villaggi, lui se ne stava nella sua grotta, lontano dagli affari degli uomini. Usciva di rado e solo per cacciare.
Un giorno un cavaliere entrò spavaldamente nella sua tana, perché lo credeva il responsabile di alcuni incendi scoppiati vicino al suo castello.
– Mostro sputa-fuoco, è arrivata la tua ora! – urlò gettandosi con la spada in pugno sull’enorme corpo del drago dormiente.
– Ma veramente io… – provò a dire il drago, svegliandosi di soprassalto, ma purtroppo il fendente era già partito.
Mentre esalava gli ultimi respiri, la gigantesca lucertola disse al cavaliere: – E pensare che per paura del fuoco non ho mai usato il mio soffio, e adesso muoio per una colpa non mia. Che strano destino per un drago…
Il cavaliere sentì che il drago stava dicendo la verità, ma non provò rimorso. Dopotutto era sempre un drago, anche se innocente. Raccolse il suo tesoro e si avviò verso l’uscita della grotta.
– Aspetta uomo. Non lasciarmi così. La tua ferita potrebbe metterci delle ore prima di richiamare l’oscura signora. Finiscimi, ti prego…
Il cavaliere si voltò, fece una smorfia e disse: – Non è un mio problema… – Poi se ne andò.

MORALE: Quando vogliono gli uomini sanno essere cento volte più spietati dei Draghi.

VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

di Aeribella Lastelle

Tra le montagne ed i ghiacciai eterni della Patagonia, la mia troupe scovò un pertugio nella roccia, più scuro della notte, che a urlarci dentro il suono delle nostre voci veniva come risucchiato. Ci calammo lentamente ma le corde erano troppo corte. Allora, dondolandomi, afferrai un incavatura nella parete rocciosa e raggiunsi una sporgenza, che era anche l’inizio di un sentiero che si perdeva nelle viscere della terra.
Camminammo per sei giorni, fino al limite delle nostre forze. Quando fummo sul punto di arrenderci,  una luce si accese davanti a noi, rompendo quell’oscurità opprimente.
Era la luce di un nuovo sole.

101 Parole

L’EROE

di Aeribella Lastelle

L’eroe sa che non farà ritorno, ma ha bisogno di legare ad un filo la speranza. Ci sono la pioggia, il vento e le montagne, e poi chissà quante strane creature si frapporranno tra lui e la sua meta; lupi, orsi e ragni giganteschi.
La foresta nasconde antichi segreti. Sulle alture abitano i giganti delle rocce. Piccolo eroe, fin dove credi di poter arrivare?
Ma è solo nell’intento che si nasconde tutto l’ardire dell’avventuriero.
“Andiamo…” sussurri. La tua piccola casa sembra un palazzo. Vorresti rimandare la partenza, ma sai bene che non puoi.
È il vento che ti supplica di partire.

101 Parole

L’UNICORNO

L’unicorno era confinato in un recinto di filo spinato e corrente elettrica. I dottori gli facevano di continuo dei prelievi per trasformare il suo sangue dorato in costose medicine. Gli scienziati invece studiavano i suoi poteri telepatici per applicarli all’industria bellica. Un cameraman lo seguiva ventiquattro ore su ventiquattro per il reality show più in voga del momento. Ogni tanto la creatura guardava dritta nell’occhio della telecamera, come se volesse parlare al suo accalorato pubblico. Di solito in quel preciso istante partiva lo stacco pubblicitario, per ricordare alla gente che, malgrado gli orrori e le ingiustizie, lo spettacolo doveva andare avanti.

101 Parole

LO STRANO CASO DELLA SIGNORINA PARISI

di Aeribella Lastelle

La Terra scrive sul mio corpo.
La gente ammira i miei tatuaggi, segni tribali e simboli simmetrici, poi mi chiede chi me li abbia fatti ed io rimango interdetta. Mi piacerebbe dire loro la verità ma non posso perché mi prenderebbero per matta. Allora m’invento qualcosa per non destare sospetti.
L’ultimo di questi, una serie di cerchi concentrici all’interno di un triangolo (anche se secondo me si tratta di una freccia), me lo sono fatto in Portogallo la scorsa estate. È questo quello che ho raccontato in giro e i miei amici l’hanno bevuta. Se invece sapessero la verità, probabilmente smetterebbero di chiamarmi e mi consiglierebbero un buon dottore. Ma io non ho bisogno di dottori, sto benissimo. Anzi, non mi sono mai sentita meglio. Continua a leggere

INCOMPRENSIONI RAVVICINATE DI UNO STRANO TIPO

I miei nuovi amici venivano dalla costellazione di Ofiuco, più precisamente dalla Nebulosa Farfalla che si trova lì nei paraggi. Erano piccoli, gialli fosforescenti e sfoggiavano una manciata di antenne che spuntavano dal loro capino. Uno strano marchingegno che si portavano appresso e che faceva da traduttore simultaneo ci aiutava a comunicare. Gli esserini si stavano divertendo, ma ogni volta che me ne venivo fuori con un articolo possessivo il marchingegno s’inceppava. Mi dissero che nell’universo nessuno li usava.
Andò a finire che con tutti i “miei”, “mio” e “nostro” glielo ruppi, perciò se ne andarono e non tornarono mai più.

101 Parole

LA PRIMA FOGLIA AL VENTO

Ecco il vento, quello un po’ più fresco, che viene dal nord e profuma di sempreverdi. Il salmastro è già un ricordo nei primi giorni di settembre.
Le siepi del giardino dei nonni sono sempre le prime ad ingiallirsi, ma le loro foglie rimangono attaccate tutto l’inverno, dorate e secche come la ceralacca. Rimango ad osservare il giardino dalla veranda, con indosso l’ultima maglietta estiva. Presto dovrò tirare fuori il mio maglione.
E tu invece, piccola foglia del ciliegio più alto, che fai? Stai già pensando di volare via?
Ecco che ritorna il vento, una folata più forte.
Bene arrivato, Autunno…

101 Parole