I CAPEZZOLI DELLA VANDA

di Gano

Fumo entrò nel bar con la sigaretta accesa ma nessuno ci badò, non perché non si rispettassero le leggi, ma perché era Fumo e lui non sentiva seghe.
«Gano, proprio te!»
«Che succede?»
«Nulla… ti volevo solo chiedere… ma è vero quello che si racconta della Vanda?»
«La Vanda?»
«Si, la Vanda…»
«E che si dice della Vanda?»
«Beh, le voci, sai come sono….»
«Vuoi dire che non ci sei mai andato?»
«No…»
«Non ti sei perso poco…»
«Allora è vero?»
«Cosa? I capezzoli?»
«Eh…»
«Miele di montagna con una punta di magnolia….»
«Ma va, dai!»
Le leggende vanno sapute coltivare.

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IL CASO LESTER ROBERTS

di Jonathan Macini

Lester Roberts, il caso più assurdo che mi sia mai capitato!
C’era qualcosa di strano nel rapporto dell’autopsia. Lo dissi al tenente, ma lui mi guardò sbieco. “Vai a farti fottere, Morgan!”
Ma insistetti su quella strada, perché sentivo che era quella giusta.
Dopo quattro giorni di menate burocratiche riesumarono il corpo. Quando aprirono la bara ero lì, come un bimbo davanti a un uovo di cioccolato.
“Che diavolo ti aspetti di trovare?” domandò il sergente.
“Questo!” risposi io, indicando alcuni graffi sotto il coperchio.
Lester Roberts, sepolto vivo per l’errore di un dottore, aveva inciso il nome del suo assassino.

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LUCY

di Jonathan Macini

Non avevo mai creduto al diavolo, almeno fino al giorno in cui la lasciai. Lucy si chiamava. Come le altre incominciò a tormentarmi con gli sms.
“Usciamo domani?”
“Dove sei?”
“Chiamami!”
A me ne bastò uno per chiudere il discorso. “È stato bello, piccina…”
Ma ero io l’illuso.
Venne a trovarmi in sogno, accompagnata dal demonio. Mi disse che se non tornavo da lei potevo dire addio alla mia anima. Anche se non frequento le chiese alla mia anima ci tengo…
Come è finita? Splendidamente!
Ci siamo sposati, abbiamo due bellissimi figli e un mutuo da saldare in vent’anni.
Maledetto demonio!!!

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RAGAZZA REVOLVER

di Jonathan Macini

«Quanto mi rimane?»
«Dipende…»
«Dipende da cosa?»
«Da quanto ci sai fare…»
Il suo corpo asciutto, perfetto, si mosse sopra il mio come quello di un insetto. Il revolver, enorme e stretto con forza nella mano destra, sembrava un appendice del suo braccio. Ogni movimento faceva si che le corde che mi tenevano legato al letto mi tagliassero ulteriormente i polsi e le caviglie.
«Riesci a rimanere duro?» sussurrò lei, infilandomi la canna in bocca.
Chiusi gli occhi. La sentivo dimenarsi come una mantide religiosa.
Attesi il bang, ma arrivò il suo urlo di piacere.
Se ne andò regalandomi un bacio.

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