DOTTOR JACOB

di Jonathan Macini

di Jonathan Macini

Con Layla giocavamo a fare i dottori…
Tutto incominciò per sbaglio, perché spesso succede così, la vita intendo, è tutta un dannatissimo errore! L’attrazione, il sesso, la complicità, l’amore (o quello che è) e poi le prime litigate, gli umori, le noie… Arriva il tempo in cui servono distrazioni, nuovi stimoli, accelerazioni cardiache e sballi di testa. Ti prende una fantasia che poi proponi al partner… e una cosa tira l’altra.
Quello stupido gioco risvegliò qualcosa in me che doveva rimanere per sempre sopito.
“Chiamami dottor Jacob” le dissi, avvicinandomi con il bisturi in mano.
Poi fu una pioggia di sangue.

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INCOMPRENSIONI RAVVICINATE DI UNO STRANO TIPO

I miei nuovi amici venivano dalla costellazione di Ofiuco, più precisamente dalla Nebulosa Farfalla che si trova lì nei paraggi. Erano piccoli, gialli fosforescenti e sfoggiavano una manciata di antenne che spuntavano dal loro capino. Uno strano marchingegno che si portavano appresso e che faceva da traduttore simultaneo ci aiutava a comunicare. Gli esserini si stavano divertendo, ma ogni volta che me ne venivo fuori con un articolo possessivo il marchingegno s’inceppava. Mi dissero che nell’universo nessuno li usava.
Andò a finire che con tutti i “miei”, “mio” e “nostro” glielo ruppi, perciò se ne andarono e non tornarono mai più.

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