AMANDA

Quando ripenso ad Amanda mi lascio ingannare dalla convinzione che non abbia minimamente sofferto. Certamente non si aspettava di finire così…
Ci siamo frequentati per nove mesi come una coppia normale, con le uscite del sabato e della domenica, il cinema del mercoledì a metà prezzo, le vacanze al mare e i finesettimana in campagna dai suoi. Avevamo anche deciso di bruciare qualche tappa… beh, a lei non sarebbe dispiaciuto che la portassi all’altare.
Una sera di ottobre mi prese una strana voglia. Mentre stavo sopra le chiesi di girarsi. Lei obbedì, ma non si aspettava le mie mani sul collo.

101 Parole

Annunci

VENDETTA

di Jonathan Macini

Lui l’aveva legata al vecchio radiatore della cantina, buia e odorante di muffa. Le aveva fatto mangiare carne in scatola e cioccolatini avariati. L’aveva terrorizzata con le gabbie dei ratti, col rumore del trapano puntato alle tempie e con le tenebre opprimenti di quella prigione. Davanti a lei si era masturbato fino allo svenimento, ma non l’aveva neanche sfiorata. Non poteva. Non ci riusciva…
Durante i settantatré giorni di prigionia lei ebbe solo un’opportunità, e non se la fece sfuggire. Mentre eseguiva il suo ultimo gioco, gli tolse dalle mani il trapano e senza esitare ridusse in poltiglia la sua faccia.

101 parole

UN NATALE COI FIOCCHI

di Gano

Io al calendario non ci bado, almeno che non ci si avvicini al Natale, perché quello è un periodo molto delicato, non solo per via delle bollette del gas, che casomai a qualche poco di buono gli venisse in mente di tagliarti la fornitura prima del 25 ti tocca a fare tutte le feste all’addiaccio. Mi ricordo l’inverno di due anni fa… una tragedia. Vi dicevo, a parte il problema del gas, il periodo è delicato per via delle emozioni.
Le emozioni degli uomini come il Gano son nascoste sotto uno spesso strato di sofferte esperienze, ed affiorano solamente in occasioni particolari. Insomma, a dirla breve, per far piangere il Gano ce ne vuole, ma se lo prendi sotto le feste natalizie, magari fuori dal bar, in quei pomeriggi bui in cui tutti si apprestano a tornare a casa dalle loro famiglie, ti può capitare di vedergli luccicare gli occhi. Così ti prende la voglia di avvicinarti, di mettergli una mano sulla spalla, di chiedergli cosa c’è, e lui farà finta di nulla e incolperà sistematicamente una congiuntivite allergica di qualche tipo. Perché i cani randagi tengono poco al pelo, ma sono orgogliosi del loro cuoricino.
Perciò, quando si arriva a dicembre, incomincio a fare attenzione al passare dei giorni. Mi metto anche a contarli, per non sbagliare. A Natale bisogna che inventi qualcosa, altrimenti mi viene un’ansia tremenda, e l’ansia nasconde il timore di lasciarmi irretire dalla passeggiata in riva il fiume, fino al ponte più alto. Oh, la vista laggiù è magnifica. Basterebbe un piccolo salto… ma no, basta pensare a queste cose.
Il ventiquattro mi organizzo. Al bar c’è ancora il telefono pubblico, sia benedetto, così tiro fuori l’agendina e faccio il giro degli amici. Già, gli amici… Ma chi saranno poi mai questi amici? Molti sono ammogliati, parecchi divorziati ma con i figli, c’è chi ancora vive con la mamma o chi invece se n’è andato a vivere lontano. Qualcuno non c’è più, pace all’anima sua, ed io mi sono dimenticato di cancellargli il nome. Carlino, ecco, forse lui… compongo il numero ma non risponde. Chissà che fine avrà fatto! Nicola, divorziato senza figli. Forse lo becco… Occupato, buon segno. “Ciao Nicola, son Gano. Come te la passi. È tanto che non ti vedo al bar… No, pensavo di fare qualcosa per il 25, un pranzo dal Freddy o che ne so… Ah, sei da tuo fratello, a Perugia… ho capito. Vabbé, sarà per un’altra volta… Ciao, ciao…”
L’agendina è quasi alla fine. Rimane lo Zenone, vecchio tossico irriducibile. A lui le feste non hanno mai detto niente. Forse è per questo che son rimasto sempre lontano da quella robaccia. Per farti sentire un po’ meglio ti appiattisce tutto il resto. Ah no, lasciatemi il mio vino, con tutti gli sbalzi d’umore annessi e il fegato ingrossato. Preferisco centomilavolte così!
E allora cosa si combina domani? Gli amici son tutti andati… e le amiche? Chissà perché non si pensa mai alle amiche in queste occasioni. Le amiche servono per ricordare, mentre gli amici son fatti per dimenticare, e il Natale è un qualcosa di cui è meglio dimenticarsi. Le donne ti ricordano la tua umanità, mentre gli uomini hanno un indole autodistruttiva, indispensabile quando le emozioni più forti affiorano. Ti siedi attorno al tavolo, ordini da mangiare e da bere e inizi a parlare delle cose più irrilevanti, ma con il cuore leggero e la battuta pronta. La serata di solito finisce sul materasso, col ventre pesante e il cervello offuscato dalle troppe grappe. È così che mi piace passare il Natale, cioè è così che l’ho sempre passato…
Torno a capo dell’agendina e inizio a chiamare le ragazze. Le ragazze hanno la mia età, ovvero vanno per gli “anta”, ma per me rimangano sempre ragazze. La Debora, ad esempio; due matrimoni andati male, un figlio all’università, un negozietto di biancheria intima in centro che con la crisi che c’è non va proprio a gonfie vele. Oppure la Cinzia, vecchia compagna di scuola, poco più più di un metro e cinquanta ma con un corpicino delizioso e due occhi neri come l’Africa. Uscivamo insieme nel’88, o forse era l’87… Poi ci sarebbe la Giulia, perché c’è sempre una Giulia. Non so com’è, ma questo nome torna sempre a tormentarmi. La Giulia delle medie, quella del mare, la moglie dell’amico che fa l’occhiolino, la commessa del negozio con la scollatura impertinente, la maestra di scuola e l’impiegata comunale. Insomma, di Giulie ce ne sono un po’ troppe… La Carla invece… Ah, la Carla, ma certo. Speriamo che non abbia cambiato numero.
– Pronto Carlina, ciao… Sono il Gano, come stai?…
Incominciò così quel Natale. Lei era un po’ giù perché si era appena lasciata col suo uomo, così le proposi un pranzo al Quercione a base di tortelli ripieni alla cernia con prataioli e caviale, bocconcini di pescatrice al cartoccio con punte di asparagi, insalatina mista di radicchi e panettone fatto in casa, il tutto annaffiato da un vino bianco di campagna appena vendemmiato. Le grappe seguirono, insieme alle risate e a un vecchio stornellista animato dal momento. Il locale era pieno di gente allegra, i camerieri andavano e venivano con gli amari, il fuoco della brace ardeva contento in mezzo alla sala, e poi c’era Vinicio, ottantatré anni e un’ugola d’oro. Cantò fino alle cinque improvvisando i versetti più sconci e le rime più vere.
Uscimmo in strada che era già buio, così chiesi alla bimba: – Ti va di passare a casa mia?
Lei annuì e si accese una sigaretta. Fu così che per un attimo il Natale mi sembrò per davvero una festa.

Gano, poeta ubriacone

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Like This!