UN MONDO A GAMBE APERTE

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di Gano

È un mondo a gambe aperte
Bisogna approfittarne
Il ricco si diverte
A tavola pesce e carne
Il povero mugugna
Combatte ma si arrende
Attende, attende, attende
E intanto fa la spugna.

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RANDAGIO

di Gano

Cerchi un pasto tra i cassonetti, Fido. Un osso, avanzi di pane, o al limite lecchi il sugo che sgocciola. Non te la passi poi così male, dai!
Certo, le notti sono un po’ fredde, ma un posticino lo rimedi sempre. Vai a zonzo, ti azzuffi coi felini rognosi, poi fai il palo davanti alla macelleria. Ogni tanto passa la cagnolina della signora Bertelli, una barboncina niente male. Ti dai un tono, tiri su la coda, ma se non è il tempo lasci perdere tutto.
Tutto questo per quanto tempo? 15 anni al massimo?
Vi è andata bene a voi canidi.

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INTERVISTA A GANO

In attesa della prima pubblicazione ufficiale, in uscita a marzo, Willoworld intervista Gano, poeta ubriacone. Un personaggio tutto da scoprire!

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DA QUANTO TEMPO COMPONE POESIE?

Ero piccino. Mio padre mi picchiava ed io mi vendicavo con la penna. È stato utile, come una specie di rito voodoo. Alla fine il vecchio è crepato!

QUANTA VERITÁ SI NASCONDE NELLE SUE OPERE?

Mah, la verità è una cosa strana. Ognuno c’ha la sua. Quello che scrivo è tutto assolutamente vero, ve lo posso assicurare, perché viene da dentro di me. Alcuni scrivono col cuore, altri con la mente. A me piace scrivere con tutto il corpo, specialmente con quegli organi un po’ bistrattati, tipo il pancreas, ad esempio. Vengono delle poesie meravigliose col pancreas!

SI RITROVA PIÚ NEL RUOLO DI POETA O DI SCRITTORE?

Poeta? Scrittore? Non si offenda, ma a me non sono mai piaciute le etichette. Scrivo perché mi và. Ogni tanto esce una rima, mi piace e la lascio. Altre volte mi vengono in mente delle storie e le butto giù, come quando sono al bar e le racconto agli amici.

COSA LA SPINGE A SCRIVERE?

A otto anni mi spinse mio padre, poi è stata tutta discesa. Voglio dire, ogni cosa che mi capita, bella, brutta, noiosa, eccitante, merita di essere descritta oppure omaggiata. Ho scritto molto in passato, ma non mi sono mai interessato di conservare le cose che scrivevo. Molte poesie sono diventate carta straccio, foglietti lasciati nelle camere d’albergo insieme ad un paio di bottiglie vuote. Nessun rammarico. Scrivere è una medicina, e una volta presa non c’è bisogno di conservare la confezione, non so se mi spiego…

L’ASSOMIGLIANZA CON BUKOWSKI È QUASI SCONTATA. COSA NE PENSA DEL FATTO CHE I SUOI LETTORI LA VEDANO COME UNA VERSIONE ITALIANA DEL NOTO SCRITTORE AMERICANO?

Non può che farmi piacere. Charles è stato il promotore della poesia di strada. Avventure sconce, borderline, ma sempre con una grande vena poetica. Però non mi ispiro a lui, perché non ho alcuna aspirazione. Quello che faccio lo faccio perché mi và.

HA MAI PENSATO DI SCRIVERE UN ROMANZO?

Non ne sarei capace. Non ho la disciplina necessaria per affrontare un progetto simile. Potrei iniziarlo e perdermi tutti gli appunti dopo una settimana di lavoro. No, il racconto e la poesia sono le giuste misure per me.

COSA CI PUÓ DIRE DI QUESTA RACCOLTA CHE STA PER USCIRE?

Non ne so molto. La Edizioni Willoworld se ne sta occupando. Prima scrivevo su carta, adesso alcuni amici mi fanno scrivere sui loro computer e poi mettono i lavori su internet. Per questo motivo non vengono perduti. La Edizioni Willoworld mi ha detto che vuole riunire il materiale pubblicato fino ad ora in un piccolo libricino. Per me va bene. Non ho aspirazioni, come ho già detto.
Il titolo dovrebbe essere “Un mondo a gambe aperte”. È anche il titolo di uno dei miei scritti, che presto apparirà su queste pagine.

I VOSTRI PROGETTI FUTURI?

Andarmene al bar a farmi un goccetto (ridendo).

IL TRENO

di Jonathan Macini

Quando il treno corre non mi preoccupo. Il tempo rimane sospeso, e niente può succedermi. Per questo motivo amo viaggiare, specialmente di notte, quando tutto sembra dormire. Mi perdo nelle luci lontane; case, lampioni, auto…
42 chilometri separano le mie due vite, una tratta che l’intercity copre in meno di mezz’ora. Ed io, due volte al giorno, 14 volte la settimana, seduto nello scompartimento di seconda classe, con la testa poggiata al finestrino, con gli alberi e le case che mi sfrecciano davanti, mi sento finalmente sereno.
Potrei chiedere di più?
E perché mai? Io sono un tipo che si accontenta.

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CULO

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di Gano

Panorama campestre
Sottana a frange
Il sole penzola rosso
Odore di rosmarino
Strada acciottolata
Gano sotto l’ulivo
Oggi la passo così
Lontano dalla città
Via da solito bar
“Signora, ha bisogno?”
La sottana si volta
Un sorriso assolato
Ha le mani impegnate
Buste della spesa
“No, si figuri…
…ma grazie lo stesso.”
Riprende il cammino
Lei e il suo didietro
La guardo avviarsi
È una poesia
Un fine quadretto
“Culo perfetto…
…portami via!”

IL PRETE

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di Gano

La gente va a confessarsi dal prete, mentre il prete viene a confessarsi da me. Funziona così nelle periferie della città, nei borghi lungo le statali e nei paesini. Il bar è il luogo ideale per lasciarsi andare, ma c’è sempre una reputazione da proteggere, e allora bisogna scegliere la persona giusta. E chi meglio del Gano, dico io…
Eh già, di segreti ne conosco anche troppi, ma va bene cosí. No, non fraintendetemi, non sono un curioso, e quello che mi dite potete stare tranquilli, rimane al sicuro. Ma so che è importante per certa gente trovare una persona che sappia ascoltare. E poi ci sono quelli che non sanno proprio a chi rivolgersi, come il prete, appunto.
E che avrà fatto di male questo prete!? Già m’immagino cosa state pensando. Ma no, niente schifezze, altrimenti gli avrei ammollato un calcio nella palle e gli avrei fatto passare la voglia. No, il povero cristo si era lasciato solo un po’ andare. Adesso ne posso parlare, perché lui non c’è più, pace all’anima sua. E poi tanto il nome mica ve lo dico… Continua a leggere

GIOCHI DEMIURGICI

di Tapigora

Estrai un numero da 1 a 100.
Fatto?
Ecco, adesso prova a dargli un senso.

15, perché a 15 anni ho conosciuto l’amore.
49, era l’autobus che prendevo per andare a lavoro.
77, sono le ultime cifre del mio numero di cellulare.
4, le donne che ho avuto.
82, i mondiali di calcio, quelli vinti in Spagna.
99, il numero civico del mio migliore amico.
21, uno dei miei numeri fortunati.
50, la metà precisa, l’eterna indecisione.
19, il mio giorno di nascita, 19 marzo.
28, il voto con cui mi sono laureato.

Ehi, hai finito di giocare a fare dio?

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