LA LEGGENDA DEL BRISCOLONE

La leggenda del briscolone

di Gano

– Brutta caccola, dov’eri finito! –
– Come dov’ero finito, non mi sono mai mosso di qui, io! –
– Non è possibile, è la terza volta che faccio il giro della piazza… –
– Fatti una visita agli occhi, che ti devo dire… –
– Vieni, monta, sennò si fa tardi. –
Rocco e Pelo si conoscevano da una vita, o forse si erano visti anche prima, e come dicono certe filosofie orientali può essere che quelle due anime balorde siano destinate a reincarnarsi all’infinito per stare sempre vicine. Asilo insieme, scuola insieme, militare insieme, prima volta insieme, ovviamente sul vialone, non c’era cosa che uno non sapesse dell’altro. Neanche le rispettive mogli li conoscevano come si conoscevano tra di loro.
Il giorno di cui vi racconto era uno di quei pomeriggi piovigginosi di novembre, ancora non freddo ma buio e tristo. Rocco aveva fissato alle tre davanti al bar, e in effetti Pelo era già lì alle tre meno un quarto, ma tra le sambuche e le chiacchiere era rimasto ancorato al banco. Rocco non c’aveva le traveggole, era davvero passato davanti al bar due volte senza trovarlo, ma Pelo non voleva mai pigliar torto, e Rocco questo lo sapeva bene, così lo lasciava dire. Continua a leggere

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CHINESE TAKEAWAY

di Jack Lombroso

I resti del cinese sono lì sul tavolino, sparsi tra bicchieri e bottiglie vuote.
Fuori la pioggia continua a battere incessante.
Mi sa che anche stanotte sarà una di quelle notti lunghe e uggiose,
una di quelle notti che hai voglia di fare qualcosa; ma ti sta fatica fare qualsiasi cosa.
Dovrei uscire a buttare via l’immondizia. Pulire questo schifo e rassettare un po’ la stanza.
Metto su un po’ di musica e aspetto che il tempo passi.
La giornata è stata piuttosto dura, questo lavoro non è più quello di un tempo.
Mi ricordo che qualche anno fa i soldi si facevano davvero facilmente,
ma adesso per due spicci, devi farti un culo così.
La gente è talmente ridotta all’osso che piuttosto che renderti quello che ti devono, preferiscono farsi massacrare.
Ancora non ho trovato la voglia di pulire questo letamaio e il cd è appena finito.
Il silenzio attraversa la stanza.
Anche Chan ha smesso di lamentarsi. Sta lì immobile in silenzio.
I resti del cinese sono lì… Sparsi sul tavolino.

CLARISSA

Clarissa

di Jonathan Macini

La notte che uccisi Clarissa scoprii l’irresistibile fascino della morte. Ma prima di raccontarti questa storia, mia cara lettrice, desidero che tu conosca una grande verità: più ti è vicina la persona reclamata dalla nera signora, più meravigliosamente profondo è l’abisso in cui la tua anima vorrebbe abbandonarsi.
L’omicidio di Clarissa incominciò per gioco. Glielo dissi pure, mentre possedevo il suo corpo minuto e spigoloso sul tavolo della cucina. Nella luce morbida degli spot, ricordo i suoi seni appena accennati, come quelli di una tredicenne, la sua bocca vorace, i suoi occhi con quel taglio vagamente orientale, sopra un nugolo di deliziose lentiggini. Continua a leggere

DAL FREDDY

di Gano

Dal Freddy si mangia la trippa come da nessun’altra parte. Naturalmente ci vuole un fiasco di vino per mandarla giù.
Quel giorno ci portai la Letizia, diciamo pure “una vecchia compagna di scuola”, e la scuola che intendo si chiama vita, tanto per esser precisi.
Si sedette e, senza guardare nemmeno il menú, ordinò un filettino con patatine.
«Perché non assaggi la trippa? Come la fa il Freddy non la fa nessuno» le consigliai.
«Bleah!» rispose lei con la bocca piena di rossetto.
Quel giorno capii che donne si dividono in due categorie: quelle buone solo per una cosa e quell’altre.

101 Parole

LA PRIMA FOGLIA AL VENTO

Ecco il vento, quello un po’ più fresco, che viene dal nord e profuma di sempreverdi. Il salmastro è già un ricordo nei primi giorni di settembre.
Le siepi del giardino dei nonni sono sempre le prime ad ingiallirsi, ma le loro foglie rimangono attaccate tutto l’inverno, dorate e secche come la ceralacca. Rimango ad osservare il giardino dalla veranda, con indosso l’ultima maglietta estiva. Presto dovrò tirare fuori il mio maglione.
E tu invece, piccola foglia del ciliegio più alto, che fai? Stai già pensando di volare via?
Ecco che ritorna il vento, una folata più forte.
Bene arrivato, Autunno…

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L’ANNUNCIO

di Jonathan Macini

Quando la mente dell’uomo è in balia della quotidianità e delle sue false promesse, la chiamata della nera signora diventa la più potente delle calamite.
Giulia sognò ancora il parco alle prime luci dell’alba, il giornale del vecchio sulla panchina datato 14/9/2009, il gatto rosso che le passava davanti sulla pista da jogging, la mano che le afferrava i capelli, la lama del coltello che le abbagliava gli occhi. Ciononostante anche quel lunedì 14, come al solito, decise di uscire per andare a correre al parco.
Fu così che la morte sorprese Giulia, pur avendole annunciato più volte la sua venuta.

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L’ASCIA COLEMAN

di Jonathan Macini

Gli spaccai il cranio con un’ascia Coleman, in acciaio inox e carbonio. L’impatto fu preciso, quasi inatteso. Lui cercò di evitare il colpo ed invece andò incontro alla lama. Seguì un rumore freddo ma rotondo, una sorta di “TOC” con rimasugli liquidi, tipo “Flascch”. Sentii uno schizzo tiepido sulla guancia, ma non chiusi gli occhi. Il modo in cui l’arma si faceva strada tra la molliccia materia cerebrale era a dir poco affascinante. Tra il “Toc” e il “Flascch” avvertii un simpatico rantolo, l’urlo morente della mia vittima.
“Così impari a scoparti le donne degli altri”, dissi. Poi mi venne fame.

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