IL TEMPO DI FINIRE – Quarta Parte

 

di Jonathan Macini

Il risveglio è pesante. Una corazzata sul collo che naviga verso una guerra di petrolio, sulle acque di un golfo lontano, troppo lontano per ricordare dove si trova. Apro gli occhi e mi accorgo di avere degli ospiti. Sono le ombre della sera, giunte nella mia cella per ricordarmi che il freddo sta per calare sul deserto di Umk. Perché se il colore della sabbia è rosso del sangue delle antiche battaglie, il freddo delle sue notti è il pianto delle madri, che attesero invano i loro figli partiti per la guerra. Continua a leggere

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IL TEMPO DI FINIRE – Terza Parte

Leggi dall’inizio

Qualcuno mi ha detto che nel deserto di Umk la sabbia è rossa per via del sangue versato. Numerose battaglie vi sono state combattute. E se il sangue ha incrostato la sabbia, il vento ha soffiato via i ricordi, là dove il dolore costa poco. Un quadro di paesaggio marziano. Il sole è nascosto. Si drappeggia con delle spesse nubi violacee. Si vergogna delle scene degli uomini alle quali è costretto ad assistere. Ed il calore che emana è più malato di me. Continua a leggere

IL TEMPO DI FINIRE – Seconda Parte

I numeri lanciano la sfida. So che sono complici di Tempo-Che-Non-Esiste. Riconosco il pericolo che arrecano, ma non ci posso fare nulla. Devo accettarla.
Le nove cifre mi parlano insieme, ma non riesco a capire cosa stiano dicendo. Ognuna pretende di essere la più bella, di mettersi accanto a un’altra per essere ammirata meglio, di sfoggiare il proprio valore, reale e non, di potersi duplicare, triplicare, centuplicare, dividere, frazionare, copulare con una compagna per sentirsi più importante, battersi con la vicina per dimostrare chi è la migliore, quella che vale di più. Sono tutti davanti a me, nudi numeri dalla pelle nera, il sei dal ventre grasso, lo scheletrico uno, il due e il cinque flessuosi, l’otto imponente. Insieme mi guardano, si danno delle arie. Continua a leggere

IL TEMPO DI FINIRE – Prima Parte

di Jonathan Macini

Tornare al solito momento
Desiderato e odiato
Eppure necessario
Perché tante notti mi attendono
Notti difficili
Dove neanche gli amici più ingannevoli
Possono farmi dimenticare questa verità
Perché io, che lo voglia oppure no
Sono condannato a macchiare queste pagine.

“Di cosa ho bisogno?” Urla l’erba malata sul prato. Forse solo di un po’ d’acqua.
Il giorno sbiadisce, tra allergici grattamenti e ventri pesanti. Tutto ciò dopo il cambiamento, nel mezzo di un nuovo condizionamento, e senza nemmeno un po’ di whisky. Bucare una nuvola di passaggio. Una sete irritante mi desertica le labbra. C’è ancora il sole, impegnato in giochi erotici con le fronde dei pochi alberi rimasti, ed io li osservo desiderando la notte. Aspetto. Continua a leggere

SULLA LAPIDE

Flussi variopinti
Arcobaleni di anime
Stringo il significato al petto
Davanti alla tua lapide che riflette
I colori di questa abbacinante primavera.

L’olezzo non più ricopre le tue vestigia
Sei tutt’uno con il fango
Frammenti della tua luce
Filtrano la terra
Sgocciolano dentro la montagna.

La notte avanza
Peccaminosa
Sotto l’occhio degli spiriti
Ignari
Ne pieghiamo il senso
Ai nostri vincoli materiali.

Lei ti ha corrotto anche per me
E tu hai pagato solo per lei
Ti è rimasta la luce delle stelle
Nelle ossa mangiate dai vermi
E adesso nutri la terra
Che io stringo tra le dita
Fino a sbiancare le nocche.

Notorius – Altri Lavori

IL 91

Il 91 è l’autobus notturno. Gira praticamente a vuoto per le vie deserte della città, come una sentinella orgogliosa della sua ronda. Sfreccia davanti alle vetrine illuminate dei negozi, s’infila sicuro nei viottoli del centro storico, sorpassa, quando può, i veicoli per la pulizia delle strade, correndo come un pazzo fino al capolinea della stazione. Laggiù l’autista, che sembra uscito da un film degli anni settanta, si accende una sigaretta e si legge il giornale ancora fresco d’inchiostro. Dieci minuti e poi via, a ricordare ai nottambuli e agli ubriachi che, nonostante il silenzio e l’oscurità, la città sta solo dormendo.

Gano per 101 Parole

LASCIAMI PARLARE!

di Jonathan Macini

La cena era perfetta, ma lui ebbe da ridire sul condimento dell’insalata di radicchi selvatici. Troppo aceto, e poi a lui piaceva quello normale, non balsamico. Lei provó a controbattere, ma lui le mise un dito sulle labbra e sorrise. Piú tardi lei provó a sintonizzare il canale delle prime visioni, ma lui le spiegó perentorio, ma con gentilezza, che avrebbe visto il suo talk show preferito. Lei non seppe cosa dire e andó in cucina a fumarsi una sigaretta. Quando lui fiutó il fumo le chiese, ringraziandola in anticipo, di spegnerla. Fu a quel punto che lei afferró le forbici.

101 parole