UNA TERRIBILE ESTATE

UNa terribile estate

di Jack Lombroso e Jonathan Macini

New Orleans, 1922

Domenica 13 Agosto

Caro Teodor,

sono già passati quattro mesi dalla mia partenza da Chicago e trovo finalmente tempo per scriverti. New Orleans è calda e appiccicosa e questa condizione sembra riversarsi anche sull’ambiente che mi circonda. Ogni cosa, case, strade e persone hanno le sfumature dell’ambra, come se tutto fosse ricoperto di miele; mi pare ormai di sentirne perfino l’odore nell’aria. Siamo ancora in America ma il grigiore di Chicago ha lasciato posto a colori e suoni quasi caraibici.
Ho preso residenza in una casa in periferia della città, vicino alle abitazioni della comunità nera. È un grande edificio a due piani, completamente in legno e davanti all’ingresso corre una veranda con le scalette. Ci ho sistemato un vecchio tavolino a tre zampe che ho trovato in una stanza semivuota e una poltrona a dondolo scricchiolante che accompagna i miei drink al tramonto.
Ti confesso che pensavo fosse più facile spingere queste persone a fornirmi materiale per la mia ricerca.
Ho subito assunto anche una domestica, una donnona nera che gira per casa tre volte la settimana canticchiando e mantiene in ordine tutto il caos che riesco a creare.
Si chiama Zye e viene da Haiti. Anche con lei ho provato ad entrare nella discussione ma con scarsissimo successo. Le risposte alle mie domande sono sempre un misto di divagazioni e ironiche smentite. A volte asserisce la completa assenza, almeno qui a New Orleans, della cultura che cerco, mentre a volte pare come spaventata dal doverne parlare.
Tutto sembra voler cercare di convincermi a lasciar perdere. Ogni mio tentativo di acquisire informazioni sull’argomento finisce sempre in un grosso buco nell’acqua.
Ho di recente contattato il dottor Felix Leroy, un vecchio amico antropologo che ha già eseguito una ricerca sull’argomento. Spero che il suo arrivo, nelle prossime settimane, porti una nuova ondata di entusiasmo e informazioni.
Adesso ti lascio, spero di sentirti presto.

Il tuo amico

Edward


Chicago, 1922

Lunedì 21 Agosto

Caro Edward,

ancora non riesco a trovare le parole giuste per ringraziarti di quello che stai facendo. Anche se in un primo momento ti sarò sembrato scettico, adesso so che quello che abbiamo passato, io, te, ma soprattutto Laura, non è stato un semplice scherzo del destino.
Sai bene che sarei partito insieme a te se non fosse stato per la salute di Laura. Lei sta molto meglio adesso, ma ci sono notti in cui gli incubi tornano a tormentarla, e la sento urlare accanto a me. Nel tenue bagliore lunare che penetra dalla grande vetrata della nostra camera da letto, riesco a malapena a scorgere i suoi occhi infossati, e laggiù, dentro abissi sconfinati, dimora un terrore sconosciuto. Non sai come mi si stringe il cuore vederla soffrire così. A volte non riesce neanche a piangere. Rimane immobile, con la bocca spalancata e i capelli madidi di sudore, a sedere sul letto. Io cerco di scuoterla ma lei è come se fosse lontana, in un altro mondo.
Fortunatamente queste crisi sono diventate ormai rare, ma è bene non abbassare la guardia. Continuo a darle quell’infuso che mi hai consigliato, e poi insieme facciamo lunghe passeggiate vicino al lago. Il tempo non è male, ma settembre si avvicina, le giornate si allungano e temo che questa storia sia solo all’inizio.
La bambola che abbiamo recuperato nell’appartamento di Tassel, quell’invasato che la pedinava, giace sempre nello scrigno di legno in cui tu la riponesti prima di partire. Di lui non si è più sentito niente. Immagino se ne sia andato quando si è accorto che sapevamo di lui.
Che diavolo nasconde quella bambola?
Ci sono giorni in cui vorrei distruggerla, darle fuoco, eppure so bene che i sogni che tormentano Laura hanno qualcosa a che fare con quell’oggetto. Lo scrigno l’ho messo nel seminterrato, lontano da occhi indiscreti. Lei ovviamente non sa niente di tutta questa faccenda, ed è meglio così.
Spero che tu riesca ad avere presto le risposte che cerchi, anzi, che cerchiamo.
Attenderò fino ad allora impazientemente una tua nuova,

con amicizia,

Teodor Bullbow.


New Orleans, 1922

Mercoledì 30 Agosto

Caro Teodor,

mi spiace moltissimo per quello che sta passando Laura e l’unica cosa che mi sento di dirti è che devi tener duro. Senza il tuo aiuto Laura non potrebbe mai sopportare una di quelle notti che ben conosciamo. Mi raccomando caldamente di non toccare per nessun motivo quella bambola. È sempre più forte la sensazione che fare del male a quell’oggetto sarebbe come farlo a lei. Ricordi che il dolore al ventre le passò nel momento in cui sfilammo quello strano spillo dalla bambola?
Sono fiducioso nella tua forza. Vedrai che supereremo tutto questo.
Non voglio addossarti altri pensieri ma sei l’unica persona con cui posso confidarmi senza problemi. Ti devo proprio dire che sto cominciando a preoccuparmi. La gente del posto sembra essere sempre più ostile. Ieri ho girato un po’ per il mercato che fanno in una sorta di piazzetta quaggiù in periferia. Mi aggiravo per le bancarelle cariche di frutti, spezie e boccette dagli strani colori, quando in mezzo alla gente ho riconosciuto Zye, la mia domestica. Mentre mi avvicinavo a lei ho visto che comprava delle strane polveri che un vecchio aveva tirato fuori da sotto il banco.
Quando l’ho salutata e gli ho chiesto cosa aveva comprato lei si è irrigidita, ma la reazione più strana è stata quella del vecchio che mi ha urlato delle frasi in una lingua che non conosco, puntandomi il dito contro in modo molto minaccioso. Poi mi ha soffiato addosso una polvere grigia che mi ha irritato gli occhi e il naso; sembrava pepe nero ma molto più forte ed acre.
Zye mi ha strattonato via e siamo usciti da quel dedalo di banchi. Non mi ha rivolto parola per tutto il tragitto, mentre lacrimavo e starnutivo copiosamente, e quando siamo arrivati a casa ha detto solo di lavarmi la faccia con acqua e rum e che sarebbe passata il giorno dopo, poi se ne è andata via.
La cosa è strana visto che il giovedì non viene mai a fare pulizie.
Comunque ho fatto come lei ha detto. Ho versato acqua e rum dentro una bacinella e mi sono sciacquato il viso. Adesso che ti scrivo mi è rimasto solo un leggero prurito attorno alle narici ma gli occhi sono ancora molto rossi e bruciano un po’.
Caro Teodor ti confesso che spero in un rapido arrivo del mio amico Felix, perché una pesante inquietudine si è impadronita di me. Sarà che sono solo quaggiù. Forse è solo questo.

Spero di risentirti presto.

Edward


Chicago, 1922

Venerdì 8 Settembre

Caro Edward,

volevo scriverti il prima possibile, ma la tua missiva è arrivata solamente questa mattina, e desideravo conoscere le ultime novità prima di mettere mano alla penna.
Laura ha avuto una ricaduta, circa una settimana fa. Stava facendo due passi in giardino dietro casa. Io la guardavo dal porticato, era l’ora del tè. L’ho chiamata più volte ma era come se non riuscisse a sentirmi. Stava davanti al roseto, quello vicino alla rimessa, hai presente? Quest’anno ci ha dato dei boccioli rossi come non se n’era mai visti.
Ho sentito subito che qualcosa non andava. Rimaneva immobile ad osservare le rose, ed io riuscivo a scorgerle solo il profilo. Non potevo vedere cosa stesse facendo con le mani perché erano nascoste dal suo corpo, da quel vestitino delizioso che le comprai la scorsa estate quando andammo a New York. Gesù, quanto lontano mi sembra quel giorno…
Nell’istante in cui mi sono mosso verso di lei per andare a vedere che cosa la trattenesse, lei si è lasciata cadere. Un secondo dopo ho visto il sangue, più rosso dei boccioli del roseto, che dalle maniche del vestitino si riversava sulle pieghe della gonna, stoffa morbida e pregiata sparsa sul prato. L’ho raggiunta con un balzo e subito ho capito cosa era successo. La povera Laura aveva tentato di tagliarsi i polsi con le spine del roseto. Ci era riuscita solo in parte. Verosimilmente lo svenimento non è stato causato dalla perdita di sangue, ma dal risveglio improvviso dallo stato ipnotico in cui era caduta e dal successivo choc per la visione. L’ho subito caricata in auto e l’ho portata dal dottor McNully che le ha medicato le ferite e le ha somministrato un calmante. Mentre guidavo mi sono ricordato della bambola. Avrei dovuto vedere se era ancora al suo posto, ma d’altronde, a parte la donna delle pulizie e Lee, il maggiordomo, nessuno ha accesso al seminterrato. Quando siamo tornati a casa sono andato a controllare. Lo scrigno si trovava esattamente dove lo avevo lasciato l’ultima volta, chiuso a chiave. Dentro la bambola era al suo posto, ma quando l’ho estratta per vedere se c’erano dei segni, per poco non sono svenuto io. Sul fondo dello scrigno ho trovato uno strato di petali di rosa, rossi come quelli del nostro roseto.
Mio Dio, Edward, che cosa significa? Come è possibile che qualcuno sia riuscito a entrare di nascosto in casa e a forzare lo scrigno senza lasciare la benché minima traccia? E poi, ancora non mi spiego perché Laura… che cosa vogliono da lei? Chi sono?
Da quel triste giorno non la perdo d’occhio neanche un secondo, e giro armato anche in casa. La bambola è sempre con me, dentro un sacco che mi porto dietro ovunque. Ormai ci dormo anche insieme.
Ho parlato con Susan, la donna delle pulizie, e con Lee, ma sono entrambi insospettabili. Sono anni che lavorano per me, lo sai.
Oggi io e Laura partiamo per il Wisconsin. Ho uno baita vicino al lago e credo che cambiare aria sia la soluzione migliore. Staremo via una settimana. Purtroppo, a causa del lavoro, non posso permettermi di stare via più a lungo. Mi auguro di ricevere tue nuove quando faremo ritorno.
Stai attento Edward. Temo che ci sia qualcosa di grosso dietro.

Con affetto sincero,

Teodor.


New Orleans, 1922

Sabato 16 Settembre

Caro Teodor,

spero che questa mia non preceda di molto il tuo rientro a casa, perché ho delle novità.
Dio mio, Teodor, la notte dopo l’incontro col vecchio al mercato è stata d’inferno.
Verso sera, dopo una generosa porzione di rum caldo, me ne sono andato a letto.
Dormivo piuttosto bene quando ad un tratto il sonno è stato invaso da uno strano ritmo di tamburi. Figure bluastre sono apparse davanti a me e parlavano una lingua strana come quella usata dal vecchio. Non capivo cosa dicessero ma so che volevano allontanarmi da qua. Poi mi sono svegliato. Era tutto un sogno, ma gli occhi hanno ricominciato a bruciare fortemente, e dalla finestra aperta mi è parso di sentire gli ultimi colpi di quel ritmo ossessivo di tamburi e sonagli.
Inutile dirti che non ho più ripreso sonno. Sono rimasto alzato a bere aspettando che Zye arrivasse. Quando è entrata in casa, piuttosto presto la mattina, mi ha trovato in uno stato pietoso. Ha spalmato uno strano unguento sui miei occhi, ma prima ha chiuso tutte le persiane come se nessuno dovesse vederci. Mi ha ripetuto più volte di lasciare il paese, e lo ha fatto con un velo di terrore negli occhi.
Ti chiedo scusa, Teodor, ma non ho potuto fare a meno di raccontargli cosa mi ha portato quaggiù e alla fine del mio racconto, Zye, é impallidita.
Ed ecco che arrivo alle novità accennate all’inizio di questa mia. Zye finalmente ha parlato di ciò che cerco. Ti assicuro che, come uomo di scienza, se non avessi vissuto la nostra storia direi che quello che segue non sono altro che sciocchezze. Ma purtroppo non posso più esserne così sicuro.
Il Vodun, di cui la tua amica Emilia ti aveva parlato, esiste realmente e qua a New Orleans, come indicatoci, è radicata una grossa comunità che segue il culto. Il Vodun o Vudù si regge sulle fondamenta di contatti tra esseri materiali e spirituali. Tutto ciò che esiste è parte e manifestazione di un’entità ancestrale, ineffabile ed eterna, ovvero Dio che qua chiamano Mawu. Contempla anche la presenza di una schiera di varie divinità che chiamano Loa. Esse possono essere sia benevole che malvagie. Si manifestano possedendo i partecipanti in un rito atto ad evocarli, alcuni sono violenti e fanno stare male i loro i posseduti, altri invece si limitano a manifestare la propria personalità.
Alcuni di questi possono addirittura far compiere loro le più disparate azioni.
Possono inoltre manifestarsi come sogni durante un sonno indotto da una magia rituale. Zye asserisce che quello che mi ha fatto il vecchio al mercato sia l’incantesimo per aprire la strada nel sonno ai Loa e che le forme bluastre che ho visto siano i Loa stessi.
Zye non mi ha poi voluto dire altro ma cercherà, visto il perché del mio interesse, di farmi incontrare un Oungan, ovvero un sacerdote di questa loro assurda religione.
Spero che tutto questo porti nuova luce sulla vicenda. Anche perché Felix comincia ad essere in ritardo. Ho mandato un telegramma al suo studio di New York e mi hanno risposto che era già in viaggio. Spero che il suo ritardo sia dovuto ad un banale contrattempo. La sua presenza sarebbe ora utile più che mai.
Porta il mio saluto a Laura e non lasciarla mai sola.

Edward.


Chicago, 1922

Venerdì 22 Settembre

Edward, non so più cosa fare…
Sono rientrato stamattina e ho visto la tua lettera. Si, hai capito bene, sono rientrato solo io. Laura è scomparsa.
Riesco a malapena a tenere in mano la penna. Se mi vedessi adesso non riusciresti a riconoscermi! Ho la barba lunga e ho perso almeno cinque chili. Mio Dio, che cosa ci sta succedendo!
Siamo stati alla baita ed è stato bellissimo. Il tempo era una meraviglia, il lago un paradiso. Siamo usciti quasi tutti i giorni in barca. Abbiamo camminato, letto, e ci siamo riposati. Una vera vacanza, insomma. Almeno per i primi tre giorni. Poi sono tornati gli incubi…
La notte del quarto giorno non siamo riusciti a chiudere occhio. Lei rimaneva immobile a sedere sul letto e io le tenevo le mani. Ogni tanto lanciava un urlo e si aggrappava a me. È stato straziante vederla così, credimi!
Poi la notte dopo è andata meglio. Abbiamo recuperato le forze che ci aveva sottratto la notte insonne e abbiamo deciso di fare una passeggiata sulle colline. C’era il sole, ma dopo pochi passi a lei è venuto un po’ di freddo e io sono tornato in casa a prenderle un maglione. Quando sono riuscito, due minuti più tardi, lei non c’era più. Ho pensato che si fosse avviata verso il sentiero che avevamo deciso di percorrere. Sapeva dove si trovava perché glielo avevo mostrato il giorno prima.
Ho iniziato a chiamarla, cercando di rimanere calmo, ma un minuto dopo stavo già correndo ed urlando come un matto.
L’ho cercata per tre giorni, Edward! Tre maledettissimi giorni! Niente!
Ho avvertito anche le autorità locali. Sono rimasto alla baita per un’altra settimana, nella speranza che ci fossero delle novità. Ma niente. Come se si fosse dissolta nell’aria.
Ma la cosa più terrificante credo che te stia già immaginando. Ti giuro che non ho mai perso di vista il mio zaino. L’ho portato sempre dietro. Ovunque!
Quando l’ho aperto, meno di un’ora dopo la sua scomparsa, con le mani tremanti e un sudore freddo appiccicato ai vestiti, il cuore mi si è fermato. La bambola non c’era più!
Edward, non posso più stare qui. Sto impazzendo. Devo prendimi cura di alcune cose al lavoro e poi ti raggiungerò col primo treno. Forse questa lettera mi precederà di poco. Signore, fai che non sia morta. Forse è tornato quel tipo… Forse è stato lui a rapirla. Ti prego Edward, dimmi che non è morta!
Ci vediamo presto.

Teodor.


ESTRATTO DAL: WISCONSIN STATE JOURNAL
Lunedì 25 Settembre, 1922.

Ieri mattina Jeremy F., un giovane pescatore di Kholer, ha rinvenuto il corpo della donna scomparsa il 13 settembre scorso, tale Laura Maddalen Timmons. Il cadavere giaceva riverso in un fossato poco fuori Sheboygan, nei pressi del fiume. Le autorità locali sono convinte che si tratti di un suicidio, ma è stata aperta anche un inchiesta per omicidio.
La donna era originaria di Chicago ed era in vacanza insieme al suo fidanzato, il signor T. Bullbow, il quale aveva richiesto l’intervento delle autorità a causa della sua misteriosa scomparsa.


Dal diario del Dr. Edward Laffayette

New Orleans, 1922

Sabato 30 Settembre

Sono ancora sconvolto. Ho ripreso le forze solo adesso dopo quel maledetto articolo dello State Journal. Aver appreso la notizia della scomparsa di Laura mi fa star veramente male. Se penso che tutta questa storia è iniziata solo per la follia di un ammiratore di Laura…
Era davvero bella durante i suoi spettacoli. Il teatro sembrava essere una cornice alla sua figura. Leggera ed elegante nei movimenti, rapiva i sensi di tutti gli spettatori. Che tempi felici erano quelli, anche se dovevo portarmi dentro il mio segreto, quell’amore nascosto per la compagna del mio migliore amico. E pensare che adesso Laura è morta. Dio mio, neanche riesco a spiegare il dolore che provo dentro.
Ieri, quando sono andato a prendere Teodor alla stazione, a malapena sono riuscito a nascondere la sensazione di odio verso di lui, per averla lasciata sola anche dopo tutte le mie raccomandazioni. In un primo momento ero felicissimo del suo arrivo, ma appena l’ho visto scendere dal treno un odio profondo mi ha invaso. Teodor, maledetto Teodor, se tu gli fossi stato più vicino Laura sarebbe ancora qua.
Comunque l’ho fatto sistemare in una delle stanze della casa. Sembra davvero ridotto male. La perdita di Laura lo sta consumando lentamente.
Adesso non so quanta voglia mi resti di andare avanti in questa ricerca. Alla fine ho intrapreso quest’avventura solo per lei, per Laura. Adesso che lei non c’è più mi sento svuotato di tutto.
A complicare le cose ci si mette anche altro. Il dr. Felix ancora non si è visto, ed è già in ritardo di una settimana. Sembra scomparso nel nulla. Ho avuto uno scambio di telegrammi con il suo studio di New York, l’ultimo mi avvertiva dell’inizio delle sue ricerche. Adesso come minimo entrerà nel mezzo anche la polizia e di sicuro non farà che complicare le cose. Dove diavolo sarai Felix?.
Nel frattempo Zye, la mia domestica haitiana, sta cercando di mettermi in contatto con Malaussè Dalayan, un Oungan, uno stregone Vudù. Sono quasi due settimane che seguo una dieta prescrittami da Zye. Mangio e bevo intrugli che dovrebbero purificarmi, come dice lei, per l’incontro con lo stregone, ma mi sento sempre più debole e stordito e il mio sonno è popolato da incubi indicibili.
Ma cosa sto facendo, in cosa diavolo mi sono infilato? Io, che fino a poco tempo fa consideravo la scienza l’unico vero dio.
Spero fermamente che tutto questo finisca presto. In un modo o in un altro.


Rapporto sugli eventi avuti luogo la mattina di mercoledì 4 Ottobre 1922 presso la residenza del dottor Laffayette, come da testimonianza degli agenti Frobisher e Newman.

Allarmati per delle urla e dei rumori sospetti segnalati da dei vicini, i due agenti hanno fermato l’auto davanti all’abitazione del dottore. Al momento del loro arrivo ogni schiamazzo era cessato, ma i due, proseguendo la loro indagine, hanno bussato più volte alla porta senza però ricevere alcuna risposta.
A questo punto l’agente Frobisher e l’agente Newman hanno avvicinato la porta sul retro dell’abitazione e, trovandola aperta, si sono introdotti nella residenza del dottor Laffayette. Percorrendo un piccolo corridoio che dalla cucina introduce all’ingresso principale, Frobisher, che precedeva Newman, ha estratto la sua pistola d’ordinanza, udendo distintamente quelli che poi ha descritto come dei rantoli, e oltre a questi, una specie di bisbiglio incomprensibile.
Giunti nei pressi della porta del soggiorno, entrambi gli agenti hanno puntato le loro armi verso il signor Bullbow, che in quel momento si trovava seduto sulla poltrona davanti al corpo morente del dottor Laffayette. Il signor Bullbow, con la pistola del delitto stretta nella sua mano, delirava frasi senza senso. Gli agenti gli hanno intimato di gettare subito l’arma a terra, ma in risposta al loro ordine lui si è portato la pistola alla tempia e ha premuto il grilletto. Gli agenti hanno accertato immediatamente i due decessi.


Dal diario del Dr. Edward Laffayette

New Orleans, 1922

Domenica 1 Ottobre

Ogni nuova notizia è un colpo al cuore. Ho ricevuto solo ieri un telegramma dall’ufficio di Felix. Hanno ritrovato il suo corpo in un canale di recupero vicino la
stazione. Accanto a lui la sua valigia, intatta.
Mi sento svuotato solo e sconvolto. Prima Laura e poi Felix. Due gravissime perdite in poco tempo. Faccio fatica a tenere in mano la penna per scrivere questo diario, ma sono convinto che farlo sia l’unica cosa che mi allontani dal crollo psicologico.
Teodor era il solo a sapere di Felix. Ho provato a cercarlo ma stamattina non era nella sua stanza ed il letto era rifatto.
Temo per la sua incolumità. O forse, è l’ora di essere sinceri, temo per la mia.
Ho paura che Teodor c’entri in prima persona con la scomparsa di Laura e di Felix
Spero che Zye mi aiuti in questo incubo, ormai posso contare solo su di lei.

Dal diario del Dr. Edward Laffayette

New Orleans, 1922
Martedì 3 Ottobre

Ieri notte sono stato svegliato da strani rumori. Mi sono alzato e senza neanche accorgermene ho afferrato il mio bastone da passeggio, quello con in cima la pesante sfera di metallo. Le scale scricchiolavano ad ogni passo, per quanto cercassi di evitarlo. Con il cuore che mi rimbombava nelle orecchie mi sono diretto verso la cucina, da dove i rumori arrivavano più forti. Il suono sembrava quello di un biascichio selvaggio, rotto da alcuni singolari grugniti, come se una bestia stesse divorando qualcosa.
La scena che mi sono trovato davanti era a dir poco raccapricciante. Dio mio, solo a ripensare a quello che ho visto vengo scosso dai brividi.
Zye era distesa sul pavimento e una grossa pozza di sangue si stava allargando da sotto la sua testa. Parte del cranio non esisteva più e il pavimento era ricoperto da schizzi e grumi di materia grigia mista al sangue. Ma la cosa più terribile devo ancora trovare il coraggio di scriverla. Teodor, il mio amico Teodor, compagno di scuola fin dal liceo, uomo colto e raffinato, vero caro e intimo amico, si era trasformato in una bestia. I capelli arruffati e sporchi incorniciavano una faccia stravolta e pallida, occhi circondati di nero mi fissavano cattivi. Teodor si portava alla bocca i pezzi di cervello di Zye sputandone pezzi di cranio tra boccone e boccone.
Non ho potuto trattenere un forte conato, mi sono piegato su me stesso e ho vomitato sul pavimento. Quando mi sono ripreso ho appena fatto in tempo a vedere Teodor che correva via uscendo dalla porta sul retro.
Istintivamente gli sono andato dietro. Dopo una corsa che mi ha lasciato senza fiato, l’ho perso di vista e mi sono ritrovato al limitare della palude. La luna, che era piena e luccicante in cielo, illuminava quelle che dovevano essere le abitazioni dei lavoratori negri. Catapecchie di legno e lamiera mi circondavano. Da una di esse una voce chiamò il mio nome.
Mi sono avviato verso la voce mentre una luce illuminava la porta di una baracca. Un vecchio a torso nudo sostava sulla porta e mi fece cenno di entrare.
Si presentò come con Malaussè Dalayan, lo stregone di cui mi aveva parlato Zye.
Aveva capito subito che ero io. Diceva che i Loa gli avevano annunciato il mio arrivo. Disse anche che Zye gli aveva raccontato tutto e che lui aveva interrogato gli spiriti. Questi gli avevano detto che il mio amico Teodor era anch’esso in contatto con i Loa, e che si stava spingendo verso una strada da cui non avrebbe avuto ritorno.
Mi disse che il mio amico praticava una magia malvagia che il Vudù respingeva con forza, ma che purtroppo veniva comunque praticata da alcuni individui.
Ero sempre più sconvolto, tanto che mi dimenticai di raccontargli l’accaduto. Ora che ci rifletto meglio, ero come stordito quando uscii dalla baracca. Mi rendo conto solo adesso che non ero riuscito a proferire una sola parola dal momento in cui lo stregone mi aveva chiamato.
Tornai a casa stanco e tremante. Sprangai le porte e mi abbandonai al whiskey.

Dal diario del Dr. Edward Laffayette

New Orleans, 1922

Mercoledì 4 Ottobre

Torno adesso a casa dopo una giornata passata al commissariato di polizia. Hanno portato via il corpo di Zye ma la segatura è ancora in cucina, rossa di sangue.
Mi hanno interrogato per cinque ore, ma non ho detto niente sul Vudù, certo che sarei stato preso per pazzo.
Stanno cercando Teodor, ma ancora non l’hanno trovato. Io tremo ad ogni rumore, ho il terrore di trovarmelo davanti. Di vedere di nuovo quegli occhi malvagi.
Il mondo mi è crollato addosso. Ho perduto tutto quello in cui credevo. Ricordo gli anni felici con Laura e Teodor, le serate passate al teatro, le lunghe chiacchierate davant… … …

IL DIARIO S’INTERROMPE QUI


Resocontazione stenografica dell’interrogatorio della signora Janice Dalayan, figlia di Malaussè Dalayan, da parte del detective Carson, in data 6 Ottobre 1922, presso la centrale di polizia di New Orleans (IL)

C. Lei conosceva la signora Zye?

J.D. Si.

C. Quando è stata l’ultima volta che l’ha vista?

J.D. Il giorno prima di essere uccisa. È venuta da mio padre.

C. E conosceva il signor Laffayette?

J.D. No, però so che era interessato a mio padre per una ricerca sulle credenze haitiane.

C. Non è mai stato a casa vostra?

J.D. Non che io sappia.

C. E il signor Bullbow, lo ha mai visto? Questa è la sua foto.

J.D. Si, ma non di recente.

C. Che significa? Quando?

J.D. All’inizio dell’estate, insieme a Anissi Tassel…

C. Cosa c’entra Anissi? È un caso di tre mesi fa e già archiviato.

J.D. Ricordo. Lo trovò mio padre nella sua baracca. Lui diceva che Annissi praticava la magia nera, ed era in contatto con i Loa malvagi.

C. E cosa ci faceva Bullbow con uno dei vostri stregoni?

J.D. Era interessato al vudù. Partirono insieme per Chicago. Lo ricordo bene perché Annissi e mio padre litigarono il giorno prima che Bullbow lo venisse a prendere.

C. Questo non risulta dalle testimonianze di suo padre sul caso Tassel.

J.D. Mio padre non conosce bene l’inglese e non ama parlare di queste cose. A quel tempo la polizia non pensò di interrogare me. Io volevo venire a testimoniare ma mio padre mi convinse a non farlo.

C. Lei mi sembra una ragazza sveglia. Lo sa bene che non credo a nessuna delle diavolerie della vostra gente, ma faccia finta che ci credi e mi dica, in tutta sincerità, che cosa pensa sia successo?

J.D. Signor Carson, ho appena vinto una borsa di studio e il prossimo mese me ne andrò da questo buco. Mi dispiace per mio padre, ma lui è contento così.
Nelle vostre scuole ho imparato ad essere razionale, ma la scienza troppo spesso etichetta le cose inspiegabili con lo sbrigativo appellativo di “fandonie”. Ci sono cose che la scienza semplicemente non può spiegare.
Cosa penso che sia successo? Io glielo dico, ma faccia subito interrompere la registrazione…


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