IL SEME DELL’ODIO – Intervista a Jack Lombroso

Jack Lombroso, finalemente. È stato difficile incontrarla. Giri di telefonate, appuntamenti a vuoto … Come mai tutta questa difficoltà?

Chi cerca di fuggire o quantomeno allontanarsi da questa società ha sempre poca voglia di rimetterci piede.

Dice di voler fuggire da questa società, eppure i suoi scritti vivono molto nella città abitata. Magari nei bassifondi più oscuri ma, per quanto surreali, possibili.

Nessuno può distaccarsi totalmente dalla società globale. Per quanto uno possa provare a rifugiarsi è praticamente obbligato a tornarci di tanto in tanto, anche solo per l’ispirazione. (Sorride N.D.R.)

Non crede che il genere pulp pregno di violenza sia ormai inflazionato?

Io scrivo quello che la gente cerca di più,o meglio, quelle cose che più attirano la nostra curiosità ma che non abbiamo il coraggio di manifestare. Ogni volta che guardiamo un telegiornale o apriamo un quotidiano veniamo messi al corrente di crimini efferati, di violenze: madri che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori e così via. La violenza convive con l’uomo fin dalla sua nascita. Come può inflazionarsi qualcosa che ha sempre fatto parte dell’uomo stesso. Può forse inflazionarsi il bisogno di respirare?

Così lei sostiene che la violenza è presente e inscindibile nell’uomo come il bisogno di respirare?

Io racconto soltanto quello che vedo quotidianamente. In fondo una parte del cervello umano è eredità dei rettili. Proprio quella parte del cervello che “genera”, diciamo così, la natura violenta dell’uomo. La storia stessa ci racconta che non esiste popolo che non ha fatto ricorso alla violenza e se qualcuno ha provato a frenare questo aspetto si è semplicemente estinto.

Jack Lombroso è davvero questa figura oscura e misteriosa o è solo il personaggio interpretato da uno scrittore.

La maschera la mettiamo tutti. I miei racconti sono una buona parte di realtà unita ad un pizzico di pepe per renderne più accattivante la lettura. Nessuno scrittore scrive solo di realtà vissute. Nessuna vita su questa terra è così interessante da essere raccontata ad altri. Per quanto riguarda il fatto che molti mi ritengono un personaggio oscuro posso solo dire che non è oscuro quello che sta al di fuori della luce del sole.

Cosa ci dice di questo lavoro con il signor Macini? Come ha vissuto questa esperienza e sarà possibile una nuova collaborazione tra lei e Macini?

Beh, credo che il web renda possibile certe cose, intendo la collaborazione a distanza. Personalmente ritengo che questa esperienza possa essere l’esempio di come due persone totalmente diverse possano comunque collaborare in maniera costruttiva tra di loro, in modo totalmente libero e tollerante, cosa che la maggior parte delle persone cosiddette sane non riescono neanche a comprendere. Comunque l’esperienza è stata piacevole, e se le nostre strade si incontreranno di nuovo potremo provare ancora a costruire qualcosa insieme.

Ci vuole rivelare qualcosa riguardo al vostro libro? Sarà pubblicato a breve, se non vado errato.

Si, forse addirittura prima della fine dell’anno. S’intitolerà “Raptus Interruptus e altri schizzi di quotidianità”, e verrà pubblicato naturalmente dalla Edizioni Willoworld. Conterrà anche il romanzo breve “il seme dell’odio”.

L’ultima domanda mister Lombroso. Cosa vorrebbe ci fosse scritto sul suo epitaffio?

Vi odio tutti.

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