LA BESTIA AL CONFESSIONALE

di Jack Lombroso

Sabato. Ore 01.00. L’uomo esce dalla doccia, si versa un abbondante doppio gin e lo butta giù d’un fiato.
Jack Burton. Quaranta anni circa, si masturba lentamente guardando un porno col volume della TV azzerato. Pulisce velocemente il lenzuolo con un clinex, poi, osserva allo specchio il fisico asciutto da atleta.
Jack Burton. Principio di calvizie. Indossa un paio di vecchi jeans e una maglietta rossa, si allaccia le scarpe da ginnastica nere e stende una riga di coca. L’ennesima della sera.
Tira la bianca e spezza l’amaro con un altro bicchiere di gin. Si accende una sigaretta ed esce di casa.
L’aria è piuttosto calda e le puttane, sul lato opposto della strada, mettono in mostra la mercanzia. Ci pensa un po’ su, poi tira dritto per la sua strada.
Il quartiere è uno dei più sporchi e malfamati della città. In un angolo un gruppo di neri parlano gesticolando tra loro. Pantaloni attillati e camice sfarzose. Ogni tanto gettano un occhio sulle puttane; per vedere come vanno gli affari. Ricky, da tutti conosciuto come il Topo, ultima risorsa dei tossici disperati, attende lontano dalla luce, davanti a quella che una volta era una biblioteca. Attende i clienti, pronto a vendergli ogni tipo di merda tagliata con medicinali scaduti, che compra ad un quinto del prezzo da Bud, il farmacista.
Da una delle tante stradine laterali si sentono urla e rumori di vetri rotti. Dopo qualche istante ne esce un ragazzino sui 13 anni con in mano quello che sembra un portafoglio. Sparisce veloce correndo nell’oscurità. Un minuto appena ed un uomo sulla sessantina spunta fuori dallo stesso vicolo: pantaloni alle caviglie e camicia bianca zuppa di sangue. Si regge l’addome, vittima di una lama. Stasera il servizietto lo hanno fatto a lui.
Jack Burton. Ex marinaio, imbarcato come mozzo all’età di sedici anni, su un mercantile inglese. Ne era sceso dopo dieci anni, dopo aver dovuto più volte soddisfare le voglie del resto dell’equipaggio. Arriva davanti al pornoshop di Rodney, suo abituale fornitore. Riconsegna la videocassetta, ma non ne preleva altre, sa che domani non avrà tempo. In cambio di una banconota verde, Rodney gli passa una bustina sul banco. Fatta la spesa esce di nuovo in strada, non prima però di aver assaggiato l’acquisto. Il cuore pompa il sangue con la forza di un fiume in piena, la mascella si serra più forte mentre digrigna i denti.
Il Buco, come viene chiamato questo quartiere, vanta il record di omicidi, rapine e stupri della città. Abitato dalla gente più povera un mix di razze e di culture che non si incontreranno mai. Un melting pot criminale, malato e violento si mischia e cresce nell’indifferenza collettiva.
Una vecchia Oldsmobile procede a passo d’uomo. Dentro, quattro ispanici, con i colori dei Creepers, si guardano intorno. Avanzano verso due tipi che stanno fumando erba davanti ad un negozio di liquori. Il proprietario, un pakistano sui trent’anni sta spazzando la soglia del negozio. I due Creep sul lato destro dell’auto si sporgono dai finestrini, S&W calibro 40 in mano. Fanno fuoco sui due che, prima di rendersene conto, crollano a terra riempiti di piombo.
Regolamento di conti tra bande. Roba normale, roba di tutti i giorni nel Buco.
Kashar, che ha lasciato moglie e sei figli in Pakistan, sperando di fare fortuna quaggiù, giace a terra in una pozza di sangue. Aveva deciso di spazzare nel momento sbagliato.
Nessuno si affaccia. Tutti sanno come funziona quaggiù nel Buco.
La macchina parte sgommando. Il neon rosso del negozio di liquori, illumina la scena a intermittenza.
Jack Burton. Rimasto nei pressi del mare per altri cinque anni, come scaricatore giù al porto, scaldato nei mesi freddi dal rum rubato da qualche cassa e dalle prostitute da poco della taverna vicina. Arriva finalmente al Back Door. Entra nel bar di pessima qualità e fila veloce in bagno. Prepara un mucchietto di bamba sulla seggetta sporca del water, ormai la mano trema troppo per regolarla in strisce. Tira su d’un colpo.
Ancora gin per spezzare l’amaro. Ancora gin per ammorbidirsi un po’.
Pamela gli si avvicina al banco, lo seduce con un prezzo conveniente e i due escono nel vicolo accanto.
Pamela si inginocchia e si mette in bocca qualcosa che fatica a diventare duro, per colpa dell’alcool e della droga. Succhia con vigore per molto più tempo di quanto pensasse. La cocaina e il gin ormai si sono impossessati di lui. Fa alzare la puttana, sbattendola al muro e gli infila la lingua in gola. Gli alza la minigonna sopra ai fianchi e quasi gli strappa le mutandine ormai in preda dell’unico desiderio di trovare un caldo posto per sfogarsi. Sputa sulle dita per inumidire ciò che cerca, ma trova solo il pene flaccido di Pamela, che ricambia con un sorriso lo sguardo d’odio di lui.
Strattonandola per i capelli lo costringe nuovamente in ginocchio, penetrandole la bocca più ferocemente che può.
Pamela cerca di liberarsi da cosa la sta soffocando, ma lui la tiene stretta per i capelli mentre le lacrime rigano di nero le guance del trans.
Pamela pensa allora di mordere, ma sa che sarebbe la fine per lei, decide quindi di assecondare i violenti colpi che le scuotono la testa, sperando così di ridurre i tempi di quella tortura.
Lo fa cercando di trattenere i conati di vomito.
Jack Burton. Cocainomane in stadio avanzato, animale sudato che ansima.
Riesce finalmente a venire e spinge di lato il trans che riprende fiato con grosse boccate d’aria. Sulla bocca un misto di sperma e bava.
L’uomo la guarda con disprezzo e si allontana.
Sono ormai le quattro mentre si mette alla ricerca di un altro bar dove bere ancora, quando si accorge del calo imminente.
Le gambe cominciano a tremare e lo assale una violenta nausea.
Dopo qualche passo, che a lui sembrano chilometri, si trova davanti, come un oasi nel deserto, il Rex. Altro bar di infima categoria.
Entra in preda al panico e chiede sbavando dove è il bagno.
Dieci minuti dopo esce e si siede al banco. Sembra essersi ripreso e il barista sembra invece avvezzo alla scena, perché senza scomporsi domanda l’ordinazione e la prepara.
L’animale sudato e ansimante è già lontano quando Pamela si riprende. Rientra nel bar, corre veloce da Joseph, il suo protettore e gli spiega cosa è successo. Joseph, un tunisino di cinquanta anni, un metro e novanta per novanta chili di cattiveria; mani grosse come pale, osserva Pamela con tenerezza, poi un sonoro schiaffo per non aver preso i soldi. Esce rabbioso in cerca dell’uomo, trascinandosi dietro il trans.
Passa il tempo di un paio di gin e la porta si apre di schianto. Joseph ha cercato per ogni bar fino a quando ha trovato quello giusto, adesso si avventa ringhiando sull’uomo indicatogli da Pamela, che resta sulla porta.
Jack Burton. Quattro anni di incontri da pugile semiprofessionista. Nessuna sconfitta.
Capisce in un attimo cosa sta succedendo. Rinvigorito dalla striscia che ha fatto da pausa tra i bicchieri di gin, afferra il bicchiere e lo scaglia verso la direzione del gigante, che si avvicina sempre di più urlando e imprecandogli contro.
Joseph accoglie il fondo spesso e pesante del bicchiere proprio sulla fronte. Barcolla indietro mentre una fontanella di sangue comincia a zampillare dal grosso taglio.
L’ex pugile è già su di lui e ne basta uno per metterlo ko.
Ancora la bianca lo guida; comincia a pestare sulla bocca e su tutta la faccia del tunisino, che ormai è privo di sensi a terra.
Un’occhiata al barista che sta telefonando basta a farlo uscire di corsa dal bar.
Joseph è steso a terra a braccia larghe, come crocifisso. Dalla fronte continua a zampillare copioso il sangue, imitato dal naso di cui è rimasto ben poco, mentre la mascella ha assunto una strana postura segno di una frattura certo non solitaria.
Di Pamela neanche l’ombra.
Jack Burton. Amante del vizio e consapevole di questo.
Rientra in casa, ormai sono quasi le sei. Si sciacqua il viso e risistema i capelli. Una riga più piccola delle altre lo previene un nuovo calo. È domenica, e tolti gli abiti sporchi di sangue indossa quelli che lui chiama “da lavoro”, poi si avvia alla sua occupazione.
Il quartiere, con le prime luci dell’alba, sembra aver riassorbito gli incubi notturni, stipandoli negli angoli più bui. I primi negozi e caffetterie cominciano ad aprire.
L’uomo arriva davanti una piccola e squallida chiesetta, si ferma davanti alle scale e osserva l’andamento claudicante di una vecchia signora, fino a che questa non gli si ferma davanti.
-Buongiorno padre- dice la vecchia
-Buongiorno Anna- Risponde. Padre Jack Burton.

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