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	<title>La Giostra di Dante</title>
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	<description>Il gioco di ruolo dei poeti e degli scrittori</description>
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		<title>PANFILO</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Gano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gano Al bar lo chiamavamo Panfilo, non per la sua stazza, dato che era sul metro e settantacinque e ben proporzionato, ma perché aveva sempre avuto manie di grandezza e, anche se non se lo poteva davvero permettere, si era comprato un piccolo motoscafo di cui andava molto fiero&#8230; da lì il soprannome, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=604&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2012/01/panfilo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-605" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Panfilo" src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2012/01/panfilo.jpg?w=300&#038;h=205" alt="" width="300" height="205" /></a>di Gano</p>
<p>Al bar lo chiamavamo Panfilo, non per la sua stazza, dato che era sul metro e settantacinque e ben proporzionato, ma perché aveva sempre avuto manie di grandezza e, anche se non se lo poteva davvero permettere, si era comprato un piccolo motoscafo di cui andava molto fiero&#8230; da lì il soprannome, che a lui in principio non piaceva ma che aveva saputo col tempo accettare, come tutto il resto d&#8217;altronde. Perché in fondo è sempre stato un buon uomo, anzi, forse un po&#8217; troppo buono per questo mondo. Io lo dico sempre, se si vuol giocare al gioco del Mondo Bastardo, bisogna essere un po&#8217; bastardi dentro, altrimenti si rischia solo di galleggiare nella merda, fino al dannato giorno in cui la nera signora viene a reclamare la tua anima.<span id="more-604"></span><br />
Placido, sereno, gran lavoratore e senza vizi né grossi difetti, a parte forse un pizzico di arroganza, Panfilo arrivava al bar poco prima dell&#8217;ora di cena per farsi un baby, vestito di tutto punto, con il cappotto di camoscio che pareva sempre appena uscito di tintoria, il borsalino di feltro ben calzato in testa e l&#8217;immancabile borsetta di pelle nera. Ascoltava disinvolto le chiacchiere al banco oppure, se nessuno parlava, si metteva a guardare distrattamente la TV che rimaneva costantemente accesa in un angolo del locale, alla ricerca di un pretesto per dire qualcosa, e i suoi interventi erano sempre molto educati ma non privi di una forte risolutezza. Spirito libero ma chiaramente conservatore, non nascondeva il suo disprezzo per il diverso, eppure non riuscivi a volergli male per questo. In fondo anche lui era un tipo più unico che raro&#8230;<br />
Offrire da bere era un gesto che gli veniva d&#8217;istinto. Si diceva che col suo talento avrebbe potuto guadagnare quello che voleva, se solo non avesse avuto le mani bucate. “Gano, cosa bevi?” mi chiedeva, ed io alle volte ero imbarazzato perché ad un cicchetto non mi riesce mai dire di no, anche se non potrei permettermi di rimanere in debito&#8230; faccio già fatica ad arrivare a fine mese&#8230; Però non rifiutai mai, perché adoravo starmene lì al banco in sua compagnia, ammirando quel suo look impeccabile da vero signore, la sua aurea imperturbabile che lo rendeva automaticamente affascinante all&#8217;altro sesso, e la calma con la quale si portava alle labbra il whisky, come se avesse avuto tutto il tempo del mondo per berlo. Solo quando ti soffermavi ad osservargli le mani, gonfie ed usurate dal lavoro, ti ricordavi chi era in realtà; un semplice muratore, capace di tirar su dei veri e propri capolavori, ma sempre di un muratore si trattava. Certo, lui non si definiva così, e se qualcuno gli chiedeva della sua professione lui non esitava a rispondere che faceva l&#8217;artista, rimanendo sempre sul vago. Chi lavorava insieme a lui non poteva fare a meno di stare al gioco, perché in effetti, nei cantieri di tutta Italia, di muratori bravi come Panfilo ve n&#8217;erano pochi.<br />
Il sabato veniva sempre a giocare il sistema del bar. Ordinava un Ballantine&#8217;s, pagava la sua quota e, quando era bel tempo, si metteva fuori sul marciapiede a fumare un Antico Toscano. Una volta centrò un tredici da poche lire, ma fu così contento che offrì a tutti i clienti del bar una bevuta, spendendo in pochi minuti buona parte della vincita. Era fatto così e niente o nessuno l&#8217;avrebbe mai cambiato. Sua moglie ne era così innamorata che gli avrebbe fatto passare tutto, ma in fondo lui era un brav&#8217;uomo e non se ne approfittò mai.<br />
Purtroppo personaggi di questo calibro attirano sempre un sacco di sanguisughe, come il suo finto amico, quello che chiamavano il “Commenda”, con la grana che gli usciva dalle orecchie ma che non esitava a farsi pagare il campari soda. Oppure c&#8217;era quell&#8217;altro allampanato, il Gasino, magro come un coriandolo, con le sue camice di seta e l&#8217;eterno gottino di bianco nella mano. Solo a vederlo mi prendeva lo schifo&#8230; Eppure tutti e due gli ronzavano attorno, come vespe su un bicchiere di sambuca. Io cercai i loro volti nel gruppo ristretto che si presentò al funerale, ma non li trovai e non me ne stupii minimamente&#8230;<br />
Panfilo si è spento una domenica mattina, quando il suo cuore ha deciso improvvisamente che era venuta l&#8217;ora, perché i migliori se ne vanno così, nel rispettoso silenzio dei giorni di festa. Al gioco del Mondo Bastardo lui non ha mai vinto, però credo si sia divertito lo stesso, e non è forse questo il principale obbiettivo del gioco?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagiostradidante.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagiostradidante.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagiostradidante.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagiostradidante.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagiostradidante.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagiostradidante.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagiostradidante.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagiostradidante.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagiostradidante.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagiostradidante.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagiostradidante.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagiostradidante.wordpress.com/604/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagiostradidante.wordpress.com/604/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagiostradidante.wordpress.com/604/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=604&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>DOVE FINISCE IL NULLA?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 19:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Cthulhu]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Macini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jonathan Macini - “Dove finisce il Nulla? Te lo sei mai chiesto? Beh, il Nulla ha un suo inizio. Per trovarlo basta scavare in profondità, disseppellire qualche banale convinzione, messa lì dalla nostra coscienza, schermare le illusioni del mondo ed ingoiare la paura. Il Nulla incomincia nella pancia, ed è un varco largo appena [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=599&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2012/01/yog.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-600" title="yog" src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2012/01/yog.jpg?w=205&#038;h=300" alt="" width="205" height="300" /></a><em>di Jonathan Macini</em></p>
<p>- “Dove finisce il Nulla? Te lo sei mai chiesto?<br />
Beh, il Nulla ha un suo inizio. Per trovarlo basta scavare in profondità, disseppellire qualche banale convinzione, messa lì dalla nostra coscienza, schermare le illusioni del mondo ed ingoiare la paura. Il Nulla incomincia nella pancia, ed è un varco largo appena pochi atomi, ma ampio abbastanza perché la tua anima filiforme riesca passarvici. Oltre il varco niente delimita il Nulla&#8230;<br />
La vita è mera distrazione. Da bambino il gioco prende quasi la totalità della tua attenzione, e le cose non cambiano di certo con l&#8217;età adulta, anzi. Quello che cambia è le terminologia, così ci ritroviamo a chiamare il gioco con le parole più fantasiose: lavoro, carriera, amore, famiglia, responsabilità, eccetera, eccetera&#8230; Comunque lo chiami rimane sempre gioco, ovvero distrazione.<br />
Esistono solo due cose che non hanno a che fare col gioco: la porta che delimita la nostra vita, formata da due superfici opposte che chiameremo nascita e morte, e l&#8217;infinito che ci alberga nel quale risiede il Nulla. Ma quale misera parola per descrivere qualcosa di così immenso&#8230;<span id="more-599"></span> certamente non rende l&#8217;idea, eppure la nostra lingua è talmente primitiva che non esiste un vocabolo adatto per descrivere la profondità di ciò che abbiamo dentro. Lo chiamo Nulla perché nulla di ciò che conosciamo si trova laggiù, eppure è là che dimora la grandezza di Tawil-at-U&#8217;mr, al di là del cancello della chiave d&#8217;argento, che si estende oltre l&#8217;immaginazione dell&#8217;uomo, ed attende senza aspettare, perché parte di un tempo senza tempo, che noi troviamo la via attraverso il varco, per diventare il suo volere.<br />
Ho vissuto per anni nella leggerezza della mondanità, distratto da ideali pieni di buone intenzioni, intrattenuto dalle insignificanti parole di parenti, professori, amici, colleghi, fino al giorno in cui tutto mi è apparso per quello che è in realtà&#8230; qualcosa di già morto. E allora il richiamo di una voce che trascende la morte stessa, perché al di fuori dal tempo e dallo spazio come noi lo conosciamo, mi ha condotto in prossimità del varco, e mi è bastato avvicinare l&#8217;occhio al buco della serratura per colmarmi d&#8217;infinito. Il Nulla&#8230;<br />
Nella sua grandezza Egli è pronto a dare il grande dono agli uomini, ma la fedeltà necessit un sacrificio. No, non mi guardare con la paura negli occhi. Anche la paura è una misera distrazione, il gioco delle emozioni innescato dalla tua mente programmata&#8230; Invece dovrebbe compiacerti sapere che la tua morte mi innalzerà al Suo cospetto.<br />
Inutile urlare, nessuno può sentirti in queste catacombe. Nessuno ricorda la loro esistenza, e come potrebbe essere altrimenti. Questi luoghi non possono essere accettati da menti comuni, perché la loro stessa esistenza sconfina nell&#8217;inaccettabile. Furono scavate da una razza superiore, capace di viaggiare il tempo e lo spazio in un battito di ciglia, ma il loro nome non ti direbbe nulla&#8230; Byakhees&#8230;<br />
Chiudi gli occhi, figlio mio, e accetta questa lama. Vedrai, presto sarai libero, e vivrai per sempre nel mio ricordo, al cospetto del maestoso Yog Sot&#8230; argh!!!”<br />
Lorenzo Nuti, ex agente di polizia ed investigatore dell&#8217;incubo, svoltò l&#8217;ennesimo cunicolo di quella remota galleria sotto la città, dalla quale proveniva una voce piatta, priva di emozioni, insieme ad un riverbero di luce di candele. Quando si affacciò e vide la lama sacrificale sopra il petto della vittima legata all&#8217;altare, seppe di avere solo un colpo a disposizione. Il proiettile si aprì un varco nella nuca dell&#8217;uomo col pugnale, che si afflosciò al suolo nella sua tunica rossa decorata da strani simboli dorati.<br />
Un secondo in più e tutto sarebbe stato inutile, pensò Nuti, asciugandosi la fronte e maledicendo per l&#8217;ennesima volta quel dannato scrittore americano.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagiostradidante.wordpress.com/599/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagiostradidante.wordpress.com/599/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagiostradidante.wordpress.com/599/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagiostradidante.wordpress.com/599/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagiostradidante.wordpress.com/599/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagiostradidante.wordpress.com/599/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagiostradidante.wordpress.com/599/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagiostradidante.wordpress.com/599/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagiostradidante.wordpress.com/599/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagiostradidante.wordpress.com/599/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagiostradidante.wordpress.com/599/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagiostradidante.wordpress.com/599/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagiostradidante.wordpress.com/599/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagiostradidante.wordpress.com/599/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=599&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>IL BOSCO</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Cthulhu]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Macini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jonathan Macini Dicono che il bosco conosca i segreti. Dicono che abbia occhi nelle fronde degli alberi, e orecchie nelle radici. Io l&#8217;ho anche sentito parlare, e la sua voce è il vento che s&#8217;incunea tra i rami e accarezza le foglie. Hastur è il suo nome&#8230; D&#8217;inverno il bosco è quieto. Il canto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=596&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2012/01/hastur.jpg"><img class=" wp-image-597 alignright" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Hastur" src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2012/01/hastur.jpg?w=221&#038;h=261" alt="" width="221" height="261" /></a><em>di Jonathan Macini</em></p>
<p>Dicono che il bosco conosca i segreti. Dicono che abbia occhi nelle fronde degli alberi, e orecchie nelle radici. Io l&#8217;ho anche sentito parlare, e la sua voce è il vento che s&#8217;incunea tra i rami e accarezza le foglie. Hastur è il suo nome&#8230;<br />
D&#8217;inverno il bosco è quieto. Il canto dei pochi uccelli è un lamento monotono e privo di significato, un mero impulso istintivo di quelle creature incapaci di abbandonarsi al grande sonno. Il fetore di legno marcio riesce a sopraffare anche il profumo dei sempreverdi, un odore rancido ed antico che mi ricorda la caducità dell&#8217;uomo, la sua pochezza di fronte alla vita centenaria di un albero, o a quella secolare di un bosco. Trovo seducente quel verde fosforescente del muschio, che cresce su ogni cosa, come un cancro alieno si espande su alberi e rocce, e anche lui osserva nel tempo del riposo, l&#8217;inverno, l&#8217;oblio&#8230;<span id="more-596"></span><br />
Una pietra cilindrica, perfettamente levigata e di colore scuro, sormontata da un&#8217;altra priva di forma, con un volto scolpito, o forse no&#8230; La mente dell&#8217;uomo vede volti dappertutto e forse anche la mia ne è rimasta ingannata. L&#8217;ho trovata nel cuore del bosco, non molto lontana dal sentiero principale. Nessuno si è mai chiesto che cos&#8217;era, da dove veniva&#8230; e come poteva? Quante cose ci sfuggono nella nostra effimera quotidianità? Uomini costretti a sezionare il tempo come un quarto di vitello, e a percepirlo in tre diversi stati; passato, presente e futuro&#8230; quanto di più semplice, quanto di più innocente&#8230;<br />
Un vento gelido, diverso, mi ha raccontato la storia della pietra. La voce di Hastur, colui che cammina sopra gli alberi e attraverso le montagne, mi ha sussurrato i segreti del tempo, e rivelato il fine degli uomini. La sofferenza terrena è poca cosa in confronto all&#8217;abisso che ci attende&#8230;<br />
Mi sono lasciato la pietra alle spalle e ho abbracciato il bosco, nel suo silenzio bagnato dalle ultime piogge. Lui mi ha condotto dentro il suo stomaco, nei suoi intestini, e ho visto radici di querce contorte affiorare dalla terra, simili a tentacoli, e rami gocciolanti di liquido oleoso, carminio, e poi l&#8217;onnipresente muschio, col suo colore sempre più innaturale, puntellato qua e là da funghi di dimensione alterata, neri e grigi, dalle forme aliene&#8230;<br />
Non capivo il perché di quel mio vagabondare, mentre il sole discendeva nella sua breve corsa vicino all&#8217;orizzonte. Continuai per ore, ma non saprei davvero dirlo, perché persi completamente il senso del tempo, voglio dire, come noi umani usiamo percepirlo.<br />
Poi da un&#8217;ampia pozza di fango che occupava il sentiero, qualcosa ribollì e prese forma, una creatura viscida che s&#8217;innalzò sopra di me, due, tre metri di altezza, come un mastino gigantesco provvisto di corna, e fauci capaci d&#8217;ingoiare un uomo con estrema facilità. Con la sua improbabile bocca l&#8217;essere di fango impartì l&#8217;ordine: “Accetta la pietra!” Ed io allora seppi che cosa dovevo fare.<br />
Tornai sui miei passi, ritrovai il sentiero e raggiunsi la pietra che avevo visto, quella priva di forma collocata sopra il cilindro. Accettare significava capire, ed io capii&#8230; Il mio sangue era la chiave del cancello.<br />
Appoggiai la bocca sulla superficie fredda del monolite, dischiusi lentamente la mascella stringendo delicatamente tra gli incisivi l&#8217;estremità della roccia, chiusi gli occhi, poi feci scattare la testa all&#8217;indietro e in avanti con tutta la forza che avevo. Avvertii il contatto profondo come un lampo alternato di luce e tenebra, l&#8217;elettricità mischiata al dolore che mi passava attraverso il corpo, il rumore dei miei denti in frantumi che schizzavano in tutte le direzioni e il sapore ferroso del sangue in bocca.<br />
Fu quel gesto ad innescare la tempesta che spazzò via il ridente paese di Dornia, quel funesto giorno di gennaio. Quando successe io ero già lontano, a camminare dentro nuovi boschi&#8230;</p>
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		<title>LISA</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 13:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Macini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jonathan Macini Lisa mi disse che aveva un altro uomo la sera dello scorso 13 febbraio. È passato quasi un anno da allora e adesso mi sento molto meglio. Sto addirittura pensando di incominciare un&#8217;altra relazione seria, forse con Paola, perché ci intendiamo bene su molti fronti. Con Lisa ci sono stato insieme cinque [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=590&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/12/lisa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-591" title="Lisa" src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/12/lisa.jpg?w=460&#038;h=345" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<p><em>di Jonathan Macini</em></p>
<p>Lisa mi disse che aveva un altro uomo la sera dello scorso 13 febbraio. È passato quasi un anno da allora e adesso mi sento molto meglio. Sto addirittura pensando di incominciare un&#8217;altra relazione seria, forse con Paola, perché ci intendiamo bene su molti fronti.<br />
Con Lisa ci sono stato insieme cinque anni. Nessuna prima di allora aveva conquistato il mio cuore come ci era riuscita lei, ma di questo me ne sono accorto solo dopo, coltivando una strana mancanza, un&#8217;insana assuefazione che non avrei mai pensato potesse colpirmi. Fino a quel 13 di febbraio non c&#8217;erano state avvisaglie. Tutto è esploso in un attimo; la fine della nostra storia, dei nostri progetti, ma anche la terribile rivelazione di sentirmi completamente perduto senza di lei. Io che mi ero sempre mantenuto all&#8217;erta dalle relazioni asfissianti, io che avevo troncato già tre rapporti seri per evitare coinvolgimenti emotivi incontrollabili, di colpo mi è venuto a mancare il terreno sotto i piedi&#8230; e così sono caduto. Ma né io né lei potevamo sapere che sarei caduto così in basso da arrivare a udire i sussurri dei miei mostri più infimi.<span id="more-590"></span><br />
Lui non lo conoscevo, ma sapevo che si chiamava Marco. All&#8217;inizio non m&#8217;importava granché. Misi la testa sul lavoro, provai ad uscire con un paio di vecchie amiche, andai anche con una puttana, tanto per assicurarmi che non ci fossero delle inibizioni a livello sessuale. Tutto regolare, tutto tranquillo, almeno fino a quando non sono incominciati i sogni.<br />
Lei era sempre presente, bellissima e inarrivabile. Il volto del suo nuovo uomo era anche il mio, ma con una luce diversa negli occhi. Io li vedevo fare l&#8217;amore nei luoghi più impensati, trascinati da una passione che noi avevamo perso da tempo e di cui mi sentivo responsabile. In cinque anni di relazione con una donna certe cose, specialmente a letto, si appiattiscono pericolosamente. Nei sogni lui la prendeva con foga e lei ne godeva senza inibizioni, ma ad un tratto la luce nei suoi occhi cambiava, e lui diventava me. Adesso ero io che la prendevo, ma la cosa invece di eccitarmi mi faceva venire il voltastomaco. Allora mi distaccavo da lei, mentre ancora gemeva di piacere, e piegato in due vomitavo ai suoi piedi in conati che scuotevano il mio corpo. Due volte mi sono svegliato di soprassalto per raggiungere di corsa il bagno credendo di stare per vomitare.<br />
Alcuni giorni dopo l&#8217;inizio dei sogni feci la prima delle molte cose sbagliate che seguirono. Conoscevo la sua password ed entrai facilmente nella sua casella di posta elettronica per leggere le ultime email. Lei e il tipo si scambiavano regolarmente messaggi e scoprii che la cosa risaliva ad almeno due mesi prima della nostra rottura. Davanti alle loro parole piene di tenerezze ed effusioni la fine della mia storia d&#8217;amore con lei divenne improvvisamente tangibile, come se fino ad allora avessi vissuto inconsapevolmente la prima fase del dolore, quella del diniego. In quel momento una parte di me incominciò a muoversi separatamente all&#8217;altra. Ancora oggi non riesco pienamente a ricordare alcuni momenti di quel periodo, forse perché quella parte, ormai sopita dentro di me, ha fatto di tutto per tenerli nascosti. Di una cosa però sono certo; quel mio lato oscuro, innescato improvvisamente dalla lettura di quelle email, sapeva esattamente che cosa fare per rendermi di nuovo un uomo libero.<br />
Grazie a una piccola ricerca su internet scoprii dove lavorava Marco. Il giorno dopo, verso l&#8217;ora dell&#8217;aperitivo, mi recai al bar dove lui era addetto alla preparazione dei cocktail, ma evitai di farmi vedere per paura che mi riconoscesse. Non ci eravamo mai visti ma era più che probabile che Lisa gli avesse mostrato le foto che condividevamo su Facebook, perciò non rischiai e rimasi appartato fuori dal locale. Attesi due ore abbondanti, fino alla fine del suo turno, e poi con cautela lo seguii. Non mi fu difficile perché lui era in bicicletta ed io in auto. Si fermò sotto un palazzo appena fuori dal centro e con la massima naturalezza infilò il portone. A me bastò un&#8217;occhiata per individuare l&#8217;auto di Lisa, parcheggiata a lisca di pesce dall&#8217;altra parte della strada. La parte di me ignara riprese il sopravvento e si chiese “Vabbé, ora sai dove vivono, e adesso?” Accesi il motore e me tornai verso casa, un po&#8217; confuso ma stranamente tranquillo.<br />
Del primo vuoto di memoria me ne accorsi alcuni giorni dopo consultando uno scontrino che avevo nella tasca dei jeans. Avevo acquistato del nastro isolante argentato, una mascherina di plastica trasparente per proteggere gli occhi e delle punte da trapano nuove per un totale di 13 euro e 59 centesimi. Non avevo la benché minima idea a che cosa mi sarebbero serviti quegli utensili, ma non ci detti peso e buttai lo scontrino nella pattumiera.<br />
Verso la metà di marzo, più di un mese dopo la nostra rottura, ma già tre mesi abbondanti dall&#8217;inizio della sua relazione con Marco, Lisa mi chiamò chiedendomi se poteva passare da me a prendere delle cose che aveva lasciato nel mio (anzi nostro) appartamento. Le risposi che non c&#8217;erano problemi e che mi avrebbe trovato quella sera stessa dopo le sei. Lei suonò il campanello, nonostante avesse ancora la copia delle chiavi, e quando aprii la vidi sondare l&#8217;espressione del mio volto per potersi comportare di conseguenza. Io le mostrai un sorriso docile, lei sembrò leggerci accondiscendenza ed entrò senza esitazione abbracciandomi come si fa con un vecchio amico. Parlammo del più e del meno, restando sempre su argomenti vaghi. Lei mi chiese delle buste poi sparì in camera e la sentii cercare nei cassetti. Le offrii un aperitivo ma lei declinò gentilmente. Adesso aveva il suo barista di fiducia, pensai, ma non ne rimasi ferito. Tutta la situazione aveva un che di ovattato, come se ci fossimo trasformati nei personaggi di una soap opera.<br />
Venti minuti dopo era alla porta con due buste della Esprit piene di roba e un sorriso cordiale sul volto. “Stammi bene!”, mi disse, ed io ricambiai il sorriso. Quando la porta si richiuse, ebbi un altro vuoto di memoria, che cercai inutilmente di riportare alla mente il giorno dopo mentre mi guardavo le nocche delle mani spaccate, e cercavo con dello Scottex bagnato di rimuovere il sangue coagulato sulle piastrelle bianche del bagno.<br />
Una settimana dopo presi tre giorni di ferie e prenotai un volo per Marsiglia. All&#8217;aeroporto francese noleggiai un auto e raggiunsi l&#8217;hotel sul mare che avevo contattato tramite il sito della Michelein. Salito in camera, ordinai un sandwich e me ne andai subito a dormire, anche se non erano neppure le nove di sera. Alle tre di notte lasciai l&#8217;albergo per un intenso giro lungo la Costa Azzurra, ma il volante lo prese saldamente in mano l&#8217;altra parte di me.<br />
Del viaggio verso l&#8217;Italia ricordo a sprazzi il dolore e gli eccessi di pianto. Divenni lucido presso la frontiera, mentre il sole albeggiava davanti a me, ma la polizia doganale mi ignorò completamente, complice la targa francese. A fine mattinata avevo raggiunto casa mia, rovistato nello sgabuzzino, afferrato al volo la valigia del trapano con le punte nuove , il nastro adesivo argentato e la mascherina, indossato una vecchia tuta da lavoro e un berretto della Nike, messo i miei abiti in una busta di plastica e girato nuovamente le mandate alla porta.<br />
Percorsi con cautela la strada che mi separava dall&#8217;appartamento in cui speravo si trovassero ancora Lisa e Marco, perché era domenica ed era il giorno libero per entrambi. Lui poi, il sabato, faceva il turno di notte al bar e tornava quasi al mattino, perciò mi auguravo che se ne stessero a letto fino a tardi. Fino al portone ricordo ancora dettagliatamente tutto, ma nel momento in cui la luce di quella domenica di fine marzo venne risucchiata dall&#8217;uscio che si chiudeva dietro a me, le cose diventano molto confuse.<br />
Ricordo di aver suonato alla porta nella speranza che lei venisse ad aprire, ed era stato proprio così. Lisa era piccolina e di sicuro non mi era stato difficile afferrarla, immobilizzarla e tapparle la bocca mentre mi chiudevo alle spalle la porta dell&#8217;appartamento. Lui di sicuro dormiva ancora profondamente e non aveva sentito niente. Immagino di averla stordita e lasciata nel salotto con le mani e i piedi legati con il nastro adesivo e la bocca tappata. Immagino di aver raggiunto la camera da letto nella quale lui l&#8217;aveva posseduta numerose volte, come nei miei sogni che si ripetevano puntualmente tutte le notti, di avere poi immobilizzato anche lui con un&#8217;abilità degna di un criminale professionista ed a me completamente sconosciuta. Dico immagino perché davvero non riesco ancora bene a ricordare, e forse anche quel poco che rammento scomparirà col tempo. Sta già succedendo, ed è meglio così&#8230;<br />
Ancora però riesco perfettamente a ricordare il rumore del trapano e quell&#8217;ipnotico movimento circolare che facevano le mie punte nuove, fatte apposta per le superfici più dure. Nella carne devono essere sprofondate con una facilità rimarchevole&#8230;<br />
Il ricordo successivo è quello dell&#8217;insegna di un ristorante di Marsiglia, una bistecca cotta al sangue con purea di patate, un bicchiere di bordeaux, una cameriera carina e un film pornografico sul canale a pagamento della mia camera d&#8217;albergo.<br />
Rientrai in città quattro giorni dopo e già i giornali si stavano dimenticando della tragedia. Per la polizia potevo facilmente rientrare tra i sospettati, se non fosse stato per il mio breve soggiorno francese che come alibi funzionò alla perfezione. Vennero a cercarmi, feci un paio di deposizioni in centrale, ma dopo un po&#8217; non si vide più nessuno. Ad oggi il caso è ancora irrisolto&#8230;<br />
Però io sto meglio. Sto molto meglio&#8230; anzi, sto così bene che adesso prendo il telefono e chiamo Paola. Oh si, Paola non è come Lisa, è decisamente più avveduta&#8230; ed è bene che lo sia, perché quella parte di me di cui vi ho parlato sta solo dormendo.<br />
Ed è bene che continui a dormire&#8230;</p>
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		<title>IL TEMPO DI FINIRE – Quarta Parte</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 09:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Macini]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Jonathan Macini Il risveglio è pesante. Una corazzata sul collo che naviga verso una guerra di petrolio, sulle acque di un golfo lontano, troppo lontano per ricordare dove si trova. Apro gli occhi e mi accorgo di avere degli ospiti. Sono le ombre della sera, giunte nella mia cella per ricordarmi che il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=587&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/07/il-tempo-di-finire-4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-588" title="Il tempo di finire 4" src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/07/il-tempo-di-finire-4.jpg?w=460&#038;h=333" alt="" width="460" height="333" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Jonathan Macini</em></p>
<p>Il risveglio è pesante. Una corazzata sul collo che naviga verso una guerra di petrolio, sulle acque di un golfo lontano, troppo lontano per ricordare dove si trova. Apro gli occhi e mi accorgo di avere degli ospiti. Sono le ombre della sera, giunte nella mia cella per ricordarmi che il freddo sta per calare sul deserto di Umk. Perché se il colore della sabbia è rosso del sangue delle antiche battaglie, il freddo delle sue notti è il pianto delle madri, che attesero invano i loro figli partiti per la guerra.<span id="more-587"></span> Non dimentichiamoci che essi credevano in qualcosa di migliore, oltre la violenza, al di là del dolore, in un tempo mai accaduto. La notte, nel deserto di Umk, è un lungo lamento che sembra non avere mai fine, neanche quando sorge l’alba e ti ritrovi a pensare alla sabbia rossa, al sangue versato, alla sorte che ti tocca. Il freddo, nelle prime ore del giorno, è ancora presente. Come un fantasma. Spettro dei tuoi incubi peggiori. Un po’ come il caldo soffocante del giorno, che ti rimane addosso anche quando il sole se n’è andato, e il termometro tocca lo zero. È un circolo vizioso. Il giorno che insegue la notte. I due astri si rincorrono e tu li stai a guardare. Ti basta poco per abituarti. Un po’ come tutto, non è vero?<br />
Come se non bastasse c’è anche il gelo interiore del bisogno, un fuoco blu che arde le viscere, una sensazione che, insieme al freddo esterno, ti fa sentire pelle e niente più. Pelle avvelenata, gonfiata, tesa, bruciante. Una bambola di pelle senz’ossa.<br />
La notte insonne ha inizio. Nasce insieme ad una luna subdola, volta-spalle, dall’oscena luce, un tempo amica, in altri mondi, ma non nel deserto di Umk. Quaggiù nessuno riconosce nessuno. Cerco di uscire dalla visuale dell’astro che mi occhieggia dalla finestra, e inciampo in una manciata di stelle aliene che mi raccontano scuse notturne.<br />
Appoggio la schiena alla fredda parete e volgo lo sguardo alla porta. Mi domando il motivo di tutto questo. Mi chiedo quando finirà. Mi faccio di domande cretine. Nessuno si è ancora fatto vivo. Non una parola mi è stata rivolta. Non un cenno, non un segno. Non esiste niente. Nessun destino. Così mi addormento, la faccia spettrale rivolta verso un inafferrabile perché, il pianto delle madri che mi ammala dentro, anche se non riesco quasi più a sentirlo. Sogno sprazzi di un universo chiamato Impossibile. Una partita di calcio insieme a mio figlio. Un’immagine verde di un altro pianeta. Un pallone di disillusioni e porte delimitate da stracci. Aghi di pino sotto i miei piedi mentre rincorrono la voglia del gol. Il desiderio di raccontare a mio figlio il significato di tutto questo correre con la palla al piede, il momento del tiro senza pubblico, il gol sofferto che diventa verità non vista, forse la più vera. Sogno un gesto puro, una dedica su un libro, un dono accompagnato dal silenzio, un silenzio che sconfigge la parola che voglio liberare.<br />
SILENZ-IO. IO. SSSSS. ILEN. ZZZZ. IO, IO, IO.<br />
È già un sogno annacquato. Il desiderio dell’annullamento mi inebria. Così travolgo la notte con la gustosa idea di una morte apparente. La confusione sarà il mio epitaffio. Il sole vive la sua solarità nascosta. Il vento muore sotto un cielo di piombo fuso, condannato ad una giornata di calma assoluta. Una goccia di giorno che cade nell’oceano di Tempo-Che-Non-Esiste, una come trenta, come duecento, come un milione. Quand’è che i miei carcerieri mi daranno una risposta? Quand’è che mi taglieranno la testa? Quand’è che ascolterò il mio giudizio, trasformandomi in sabbia incrostata del sangue di giovani soldati di speranza?<br />
Un verme corre la sua sfida davanti ai miei occhi. Lo osservo affannarsi, contorcersi, piegarsi nell’intento di raggiungere qualcosa che non riesco a vedere. Potrei risparmiargli la fatica. Potrei allungare un piede e schiacciarlo. Invece decido di continuare ad osservarlo. Ancora qualche secondo&#8230;<br />
Poi mi decido. Penso addirittura di mangiarmelo. Mi alzo per andargli incontro, ma in quel momento il verme mette le ali, diventa farfalla e se ne vola via dalla finestra. Io rimango tramortito da quella magia, un altro insulto alla mia vita, io verme fallito, in attesa di giudizio in una prigione nel deserto di Umk. Un giorno come gli altri.<br />
Spicco un salto per vedere che direzione ha preso l’insetto. La finestra mi racconta poco. Un’idea di libertà, il cielo, il deserto, lo spazio attorno. Mi accascio e piango. Lacrime sporche mi rigano il volto, bagnandomi le labbra. Il loro sapore è inquinato dall’odio, amaro di realtà.<br />
“Fatemi uscire!” grido.<br />
“Lasciatemi andare, sono innocente!” e piango come un bambino abbandonato, lasciato per strada con una siringa in mano. Sento i carcerieri che se la ridono di sopra, il vento che è appena tornato e mi ignora, la sabbia che stride parole che non capisco, il mondo che mi gira attorno con un’aria di festa, le vibrazioni lontane, le risposte inutili.<br />
“Ehi ragazzo!” vibra una voce centenaria nell’aria ristretta della prigione. Intuisco l’inganno di un avanzo di droga.<br />
“Ragazzo, ti ho sentito sai. Ho ascoltato il tuo lamento.”<br />
La voce sembra provenire da una cripta, filtrata da macchine futuristiche. È il doppiaggio di uno degli ultimi film di Hollywood.<br />
“Chi cazzo sei?” domando all’intruso. Banale reazione da ragazzo indisciplinato.<br />
“Sono quello della cella accanto. Sono colui che conosce il tuo fato, la condanna che ti pesa sulla testa, il destino di tutti. Sono il vecchio pazzo, lo scemo del villaggio, il saggio delle favole per bambini, il barbone ubriaco, o forse solamente un viaggiatore stanco di narrare. Insomma, il solito vecchio di tutte le storie!”<br />
“Hai della roba?” domando speranzoso.<br />
“No, ma ho la risposta ai tuoi perché.”<br />
“Quanto costa, vecchio?” gli domando, sapendo bene di potermi permettere solo il prezzo della mia vita.<br />
“Niente. Solo il tempo di ascoltarla. Oggigiorno molte persone chiamano denaro il tempo, e forse hanno ragione dato che entrambi non esistono. Cosa ne pensi?”<br />
“Finiamola vecchio! Facciamola finita!” ormai sono stanco.<br />
“Ebbene, mio caro fantasma, se aspetti di essere giudicato, stai aspettando invano. Questa è la tua condanna. Attendere una risposta che non arriverà mai. Il tuo giudizio, il tuo fato, o come cavolo lo vuoi chiamare, non ti verrà mai rivelato. Mai! E poi che altro vuoi da un povero vecchio, stanco, alla fine dei suoi giorni&#8230;”<br />
Nel deserto di Umk le verità non esistono, lo sanno tutti. C’è solo una sabbia rossa incrostata di sangue ed un vento burlone che te la canta. Niente altro. Ho provato a domandarmi il perché delle mie cazzate, ma solo un vecchio cazzone mi ha risposto. La saggezza non serve a niente quando hai per un istante l’universo dentro le vene, quando anche il freddo del deserto ti fa sorridere, quando il bivio che ha deciso il tuo corso è ormai troppo lontano alle tue spalle. Tornare indietro è il più grosso degli sbagli. Nel deserto di Umk conviene sempre andare avanti.<br />
Sulla strada in direzione sud un cartello mi indica: &#8211; Las Vegas 2000 miglia -</p>
<p style="text-align:right;"><em>Continua…</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Immagine di http://www.flickr.com/photos/decade_null/</em></p>
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			<media:title type="html">Il tempo di finire 4</media:title>
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		<title>IL TEMPO DI FINIRE – Terza Parte</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 15:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Macini]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggi dall’inizio Qualcuno mi ha detto che nel deserto di Umk la sabbia è rossa per via del sangue versato. Numerose battaglie vi sono state combattute. E se il sangue ha incrostato la sabbia, il vento ha soffiato via i ricordi, là dove il dolore costa poco. Un quadro di paesaggio marziano. Il sole è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=585&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://willoworld.wordpress.com/2011/05/28/il-tempo-di-finire-prima-parte/">Leggi dall’inizio</a></em></p>
<p><em></em><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2011/06/il-tempo-di-finire-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-4084 alignnone" title="Il Tempo di Finire 3" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2011/06/il-tempo-di-finire-3.jpg?w=450&#038;h=300" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p>Qualcuno mi ha detto che nel deserto di Umk la sabbia è rossa per via del sangue versato. Numerose battaglie vi sono state combattute. E se il sangue ha incrostato la sabbia, il vento ha soffiato via i ricordi, là dove il dolore costa poco. Un quadro di paesaggio marziano. Il sole è nascosto. Si drappeggia con delle spesse nubi violacee. Si vergogna delle scene degli uomini alle quali è costretto ad assistere. Ed il calore che emana è più malato di me.<span id="more-585"></span><br />
Odo a volte il vento. Egli è il più saggio. Si vanta della sua velocità. Furbo come un topo. Vecchio come me. Musica finché gli pare con la rossa sabbia. Poi se ne va. Io invece rimango qui a chiedermi se devo continuare ad aspettare il mio turno. Un autobus chiamato destino.<br />
Allora, dove eravamo? Parlavamo del vento, mi pare. Egli è qui adesso. Gioca insieme ad un pugno di foglie secche, rubate a qualche albero lontano, e mi sorprende vederle. Grazie vento! Sei un amico!<br />
Tre pareti mi circondano, formando una piramide. La quarta non riesco proprio a distinguerla, forse perché è quella dell’uscita, quella che non c’è. Non ne uscirò mai, ne sono certo. L’avvenire che mi corrode l’anima. Se solo sapessi&#8230; La mia condanna tanto attesa, l’attendo e non l’attendo. Quand’è che potrò fidarmi del mio giudizio?<br />
Forse potrà aiutarmi il vento, che senza dubbio è più giudizioso dei miei carcerieri, che se la dormono di sopra. Il deserto di Umk mi parla, mi tiene compagnia, mi legge la mano rivelandomi il fato, scoreggia con l’aiuto del vento e se la ride della mia prigionia, va a tempo con il ritmo di questa malinconica suite, lunga e noiosa, un po’ come la vita, laggiù nel deserto di Umk.<br />
“Dove siete bastardi!” urlo per un po’. Ma nessuno mi ascolta, specialmente quelli della stanza di sopra.<br />
Continuano a giocare a poker scommettendo sulla mia morte. Sulla parete preferita della mia cella, una piccola feritoia lascia entrare il cospiratore. Il vento mi ha portato dei semi, sperma malato che vuole mettere i frutti in questa fottuta storia, germogliare attraverso me per rendere altri partecipi della mia debolezza. Necessità. Mia sola dannata verità. Adesso!<br />
Non li faccio neanche posare sulla mia mano. Li inghiottisco al volo, ed immediatamente quei semi fanno nascere nuove immagini dentro il cancro dei miei pensieri. La mia testa urla come un animale della giungla ferito, ma l’effetto è alle porte. Godo di questa sintetica, meravigliosa pace di tutto, bugia dolce e amara. Le tre pareti sono nude e mi guardano, incerte della mia concretezza, temono di fare da prigione non ad un uomo ma al suo fantasma. Io. E mi<br />
diverto già a sbiadire. La droga appena iniettata è come un teatro di mimi comici, che lasciano tutto nelle mani di semplici risposte. Mi invitano al brindisi ed io mi volatizzo insieme a loro, divento ombra, esco di scena e non m’importa più di far parte di niente. Almeno fino a quando sentirò la nuova necessità. Per un po’ il mondo diventa una semplice caduta nel vuoto. Mi intrattengo in una serie di capriole insensate, senza rete, ma ormai sono diventato un equilibrista esperto.<br />
Il deserto è scomparso. I miei carcerieri sono merda per concimare. Il vento è un maledetto amico di siringa, pronto a voltarti le spalle alla prima occasione. Mi pare quasi di essere a casa. Giro in cerchio per un po’ rivedendo i vecchi volti, solite situazioni, stesse pratiche di vita. Sporcando vie<br />
diritte con cartacce di buone intenzioni. Il mondo di Umk è diventato un sogno, il fiore germogliato da quei semi trasportati dal vento. O forse il vento è solamente una scusa, ed i semi sono sempre stati nella tasca posteriore dei miei jeans.<br />
Che domanda strana. Non riesco proprio a capirla.<br />
Euforia della battaglia&#8230;<br />
&#8230;la dose continua&#8230;<br />
&#8230;laggiù, nel deserto di Umk.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Continua…</em></p>
<p style="text-align:right;"><strong><em>Jonathan Macini – <a href="http://willoworld.wordpress.com/tag/jonathan-macini/">Altri Lavori</a></em></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagiostradidante.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagiostradidante.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagiostradidante.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagiostradidante.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagiostradidante.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagiostradidante.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagiostradidante.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagiostradidante.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagiostradidante.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagiostradidante.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagiostradidante.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagiostradidante.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagiostradidante.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagiostradidante.wordpress.com/585/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=585&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Il Tempo di Finire 3</media:title>
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		<title>IL TEMPO DI FINIRE – Seconda Parte</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 09:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Macini]]></category>

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		<description><![CDATA[I numeri lanciano la sfida. So che sono complici di Tempo-Che-Non-Esiste. Riconosco il pericolo che arrecano, ma non ci posso fare nulla. Devo accettarla. Le nove cifre mi parlano insieme, ma non riesco a capire cosa stiano dicendo. Ognuna pretende di essere la più bella, di mettersi accanto a un’altra per essere ammirata meglio, di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=583&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2011/06/il-tempo-di-finire-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-4012 alignnone" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Il Tempo di Finire 2" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2011/06/il-tempo-di-finire-2.jpg?w=300&#038;h=245" alt="" width="300" height="245" /></a></em></p>
<p>I numeri lanciano la sfida. So che sono complici di Tempo-Che-Non-Esiste. Riconosco il pericolo che arrecano, ma non ci posso fare nulla. Devo accettarla.<br />
Le nove cifre mi parlano insieme, ma non riesco a capire cosa stiano dicendo. Ognuna pretende di essere la più bella, di mettersi accanto a un’altra per essere ammirata meglio, di sfoggiare il proprio valore, reale e non, di potersi duplicare, triplicare, centuplicare, dividere, frazionare, copulare con una compagna per sentirsi più importante, battersi con la vicina per dimostrare chi è la migliore, quella che vale di più. Sono tutti davanti a me, nudi numeri dalla pelle nera, il sei dal ventre grasso, lo scheletrico uno, il due e il cinque flessuosi, l’otto imponente. Insieme mi guardano, si danno delle arie.<span id="more-583"></span><br />
L’orgia è finita ma il gioco continua. Attendono una mia parola, un gesto, una risposta.<br />
“Voi non contate un cazzo!” urlo. Poi li afferro ad uno ad uno e me li mangio, ma non riesco a digerirli e allora li vomito per terra creando una composizione astratta di colore giallo. Alcuni gatti malati che passano di lì si mettono a leccare quel vomito numerico. Mangiano tutto perché sono malati. Io invece me ne sto buono e tranquillo a riflettere.<br />
I numeri sono complici di Tempo-Che Non-Esiste, di conseguenza non esistono nemmeno loro. Esistono solo l’infinito e lo zero&#8230; e forse anche l’uno.<br />
“Via gattacci! Levatevi dei piedi!”<br />
Dal vomito mangiucchiato dai gatti raccatto lo scheletro dell’unità, in grado forse di valere ancora qualcosa.<br />
C’è un momento in cui è necessario spiegare. Spiegare la ragione per cui il bicchiere è rimasto vuoto, i cavi non hanno ancora risposto, la notte non è ancora scesa, il sogno non è ancora finito. Ho passato troppe notti ad affidare la parola alla musica. Questa sera sono andato a tempo con lei, inculandomi una realtà di una anno e mezzo fa, parole di ghiaccio che ferirono la carne tenera del neonato, Giovanni perduto nelle comete e nel gioco. Decisioni, cambiamenti, sofferenze&#8230; risultato: un nuovo corso?<br />
Aspetto l’aria fresca di una passeggiata notturna obbligata, per soffiare via lontano la mia cara amica nebbia, che già mi far sentire una merda. Libertà ad ogni tipo di cancro, anche quando questo si chiama Sopravvivenza. Invento un bicchiere d’acqua per il mio umore ubriaco. Me la scolo in un sorso e concludo.<br />
La verità è solo una: è scritta dentro di me, ma è ancora illeggibile. Mi ha fatto piacere scriverlo. Ho sentito, finalmente. C’era qualcosa, qualcosa che non ricordavo. Devo ringraziare D. per questi nuovi bagni d’inchiostro sulle pagine della mia vita. Mentirei se lo sentissi. Spero che sia lì, ma non voglio far finta di credere che esista davvero.<br />
Ma non incasiniamoci oltre.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Continua&#8230;</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagiostradidante.wordpress.com/583/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagiostradidante.wordpress.com/583/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagiostradidante.wordpress.com/583/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagiostradidante.wordpress.com/583/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagiostradidante.wordpress.com/583/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagiostradidante.wordpress.com/583/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagiostradidante.wordpress.com/583/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagiostradidante.wordpress.com/583/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagiostradidante.wordpress.com/583/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagiostradidante.wordpress.com/583/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagiostradidante.wordpress.com/583/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagiostradidante.wordpress.com/583/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagiostradidante.wordpress.com/583/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagiostradidante.wordpress.com/583/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=583&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Il Tempo di Finire 2</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>IL TEMPO DI FINIRE &#8211; Prima Parte</title>
		<link>http://lagiostradidante.wordpress.com/2011/05/28/il-tempo-di-finire-prima-parte/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 08:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Macini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jonathan Macini Tornare al solito momento Desiderato e odiato Eppure necessario Perché tante notti mi attendono Notti difficili Dove neanche gli amici più ingannevoli Possono farmi dimenticare questa verità Perché io, che lo voglia oppure no Sono condannato a macchiare queste pagine. “Di cosa ho bisogno?” Urla l’erba malata sul prato. Forse solo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=576&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/05/il-tempo-di-finire-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-577" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Il Tempo di Finire 1" src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/05/il-tempo-di-finire-1.jpg?w=240&#038;h=240" alt="" width="240" height="240" /></a><em><strong>di Jonathan Macini</strong></em></p>
<p><em>Tornare al solito momento</em><br />
<em> Desiderato e odiato</em><br />
<em> Eppure necessario</em><br />
<em> Perché tante notti mi attendono</em><br />
<em> Notti difficili</em><br />
<em> Dove neanche gli amici più ingannevoli</em><br />
<em> Possono farmi dimenticare questa verità</em><br />
<em> Perché io, che lo voglia oppure no</em><br />
<em> Sono condannato a macchiare queste pagine.</em></p>
<p>“Di cosa ho bisogno?” Urla l’erba malata sul prato. Forse solo di un po’ d’acqua.<br />
Il giorno sbiadisce, tra allergici grattamenti e ventri pesanti. Tutto ciò dopo il cambiamento, nel mezzo di un nuovo condizionamento, e senza nemmeno un po’ di whisky. Bucare una nuvola di passaggio. Una sete irritante mi desertica le labbra. C’è ancora il sole, impegnato in giochi erotici con le fronde dei pochi alberi rimasti, ed io li osservo desiderando la notte. Aspetto.<span id="more-576"></span> La macchina rossa tarda ad arrivare e allora è mio dovere continuare. Una parola alla volta. In cambio di cosa? Forse di una futura rilettura, una nuova convinzione, nel bene e nel male, come sempre. Prendendo in giro la speranza. E quasi adesso mi piace. Ne sono degno? Chi se ne frega!<br />
Una goccia di seme mi bagna ancora giù, ultimo residuo di una scopata dai violenti non-significati, tutta puntata a diritto, come dovrebbe sempre essere. Mi bruciano gli occhi. E mi ritrovo ad aspettare una scusa per farla finita. Ma dimmi, vecchio mio, quant’è che non battevi così tante parole di seguito? Dimmi, quanto tempo è passato dall’ultima volta? Quanto?<br />
Piango dentro il bisogno di una scappatoia, ora che sono diventato un espero in evasioni. La paura di avere già dimenticato tutto, lo sgabuzzino delle mie idee pieno di nuove e vecchie intenzioni, la luce appena sfiorata qualche giorno fa, inghiottita da un vecchio verro fangoso di nome Tempo. Ed il suo nome è comunque falso. Adesso piango solamente il bisogno dell’elemento acqua. Prego il fuoco di spegnersi. Sorrido allo stimolo che mi ha raggiunto. È fatta. Attendo solo che la lacerazione si rimargini.<br />
La stanza si veste di vibrazioni. Ho giocato come un mago con gli incantesimi del cuore, lasciando decidere alla sfera di cristallo, ingannando un po’ tutti, forse addirittura me stesso. Guardo una vecchia foto, ma il riflesso dello schermo del pc mi riporta alla realtà, a dispetto di quei volti stampati ormai fantasmi su carta.<br />
Sudo. Il sole è sempre lì. Gli alberi se lo stanno scopando.<br />
Vibrazioni. Proverò la soluzione cavo. Ucciderò una manciata di minuti cantando vecchie canzoni in una lingua che ormai non ha più senso. Chissà se queste pagine non se ne voleranno via nel frattempo&#8230;<br />
Chiudo e riapro gli occhi. Un liquido colloso mi appiccica le palpebre. Desidera accecarmi. Una nuvola perfetta sulla strada del cielo. Io vorrei essere lei, e per esserlo mi abbasserei quasi a pagare un prezzo di droga, una banale pace sintetica, mille spazi a portata di volo. Potrei aprirmi una birra&#8230;<br />
Vorrei torcermi il collo di centoottanta gradi per potermi guardare alle spalle e vedere: chi mi sta puntando il coltellaccio arrugginito alla schiena, come sono piovose le strade del passato, il perché dell’essere dovuto passare da un buco tanto stretto. E mia madre che soffre mentre l’altro cospiratore se la beve. Eppure la luce mi diceva di guardare meglio. Allora perché così tanti cambiamenti! Forse uno sciamano messicano ha toccato i miei punti di apertura ed io ho potuto vedere solo per un attimo. Ed eccomi nuovamente nel buio.<br />
Bentornato. Gli occhi continuano a bruciarmi. Che fare? Asportarli? E il netto taglio non è per niente netto, perché c’è ancora tanto da dire, ancora tanta paura sotto questi occhi arrossati, ancora molti desideri da appagare, la voglia di nera frusta squarciante che batte sulla mia schiena. Sembra cantare vittoria piangendo.<br />
Apro una lattina di gelida nebbia e la spruzzo sui miei occhi. Vibrazioni cosmiche a portata d’orecchio mi aiutano a viaggiare. La penna scrive ancora, dopotutto. E ora che l’ho detto mi viene voglia di guardarmi una partita in TV. Perdersi in un dannato campo di calcio. Sorseggio nebbia.<br />
Ma il cavo non ha impiccato nessuno questa volta, anche se ci riproverà più tardi, inarrestabile la sua mania omicida. Sento sulla lingua il desiderio di travestirmi da grande campione, vantarmi del cambiamento, gettare una manciata di semi su un terreno che ancora non riesco a vedere. Chissà se non sia ormai coperto d’asfalto.<br />
Ma guardandomi attorno vedo le radici di grosse piante spezzare edifici, schiantare marciapiedi, avvolgere semafori e lampioni, ambiziosi alberelli che combattono per il loro diritto alla vita in mezzo alla città di piombo. Germogli testardi. Unico segreto, la forza dei semi. Prima di gettarli al vento bisogna ricordarsi di avere in mano quelli originali, non una stupida sottomarca. Contraffazioni. Cazzate!<br />
Buio desiderio di urinare cazzate sul foglio, il terzo di una serie di stronzate a ritmo deciso, serrato, scandito da una macchina da scrivere trovata per caso e per la strada. Sono finite le vibrazioni. Il vento chiama nebbia, mentre i miei occhi cascano a pezzi come i vetri di una finestra rotta, lacrime di ghiaccio, diamanti senza valore gettati in un mare chiamato&#8230; Novità.<br />
Ancora io, dopotutto? Se la testa mi si lacera come al solito allora vuol dire che sono sempre io. L’idea di un cancro al cervello mi intrattiene per un po’. Felice di trovare risposte rapide, prima che qualcuno spari davvero quel colpo in cielo, bucando una nuvola di passaggio, quella sulla quale sto volando. Niente più Oniria, ritorna il vecchio Mr Time a sedersi sul trono, ed io m’inginocchio e gli bacio i piedi, lecco i suoi alluci, sbavo, vomito e poi torno a leccare, finché tutto non ritorna pulito. E mentre ammazzo il tempo lui uccide me, ma proprio all’ultimo minuto mi rendo conto che lui non esiste, e allora c’è un pareggio, come ai mondiali del ’94: Italia – Brasile 0-0. Poi vinsero loro ai rigori. Che iella!<br />
Latimer fa i suoi versi alla chitarra romantica. La nebbia è finita. I miei occhi ormai sono quasi spenti. Pulisco i bulbi oculari con del cotone bagnato, ma rimettendoli nelle orbite confondo il destro col sinistro. Rivelazione! Ecco la verità! Ma è solo un immagine che turbina nel cancro, mentre provo nuovamente a torcermi il collo, vinto da pensieri ipocondriaci, sicurezze di malattie terminali e conseguenti compatimenti. Che bello bersi questi cocktail di sentimenti malsani, bugiardi fino al midollo. Piango speme d’alcol. E continuo a giocare con i cavi.<br />
Ma la speranza è fossile. Il fantasma che non esiste di Mr Time mi dice di aspettare. Torno a sedere e mi prende la voglia di rileggere tutto, insieme a quella di bruciare tutto, o di giocarmela a dadi. I soliti dadi&#8230;<br />
Il cielo è privo di macchie dai colori tenui, così mi sorgono dei dubbi. Il dubbio di un’altra maledetta Atlantide scomparsa, di un ritorno a casa inatteso, di un Natale senza albero, di un mondo privo di bugie perché lasciato alla mercé di un cactus solitario nel deserto.<br />
Sulle rime di WB&#8230;</p>
<p style="text-align:right;">1996 - <em>Continua&#8230;</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Immagine di Willoclick</em></p>
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			<media:title type="html">Il Tempo di Finire 1</media:title>
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		<title>SULLA LAPIDE</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 10:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Notorius]]></category>

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		<description><![CDATA[Flussi variopinti Arcobaleni di anime Stringo il significato al petto Davanti alla tua lapide che riflette I colori di questa abbacinante primavera. L&#8217;olezzo non più ricopre le tue vestigia Sei tutt&#8217;uno con il fango Frammenti della tua luce Filtrano la terra Sgocciolano dentro la montagna. La notte avanza Peccaminosa Sotto l&#8217;occhio degli spiriti Ignari Ne [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=572&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/04/sulla-lapide.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-573" title="Sulla Lapide" src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/04/sulla-lapide.jpg?w=460" alt=""   /></a></p>
<p><strong><em>Flussi variopinti</em></strong><br />
<strong><em> Arcobaleni di anime</em></strong><br />
<strong><em> Stringo il significato al petto</em></strong><br />
<strong><em> Davanti alla tua lapide che riflette</em></strong><br />
<strong><em> I colori di questa abbacinante primavera.</em></strong></p>
<p><strong><em>L&#8217;olezzo non più ricopre le tue vestigia</em></strong><br />
<strong><em> Sei tutt&#8217;uno con il fango</em></strong><br />
<strong><em> Frammenti della tua luce</em></strong><br />
<strong><em> Filtrano la terra</em></strong><br />
<strong><em> Sgocciolano dentro la montagna.</em></strong></p>
<p><strong><em>La notte avanza</em></strong><br />
<strong><em> Peccaminosa</em></strong><br />
<strong><em> Sotto l&#8217;occhio degli spiriti</em></strong><br />
<strong><em> Ignari</em></strong><br />
<strong><em> Ne pieghiamo il senso</em></strong><br />
<strong><em> Ai nostri vincoli materiali.</em></strong></p>
<p><strong><em>Lei ti ha corrotto anche per me</em></strong><br />
<strong><em> E tu hai pagato solo per lei</em></strong><br />
<strong><em> Ti è rimasta la luce delle stelle</em></strong><br />
<strong><em> Nelle ossa mangiate dai vermi</em></strong><br />
<strong><em> E adesso nutri la terra</em></strong><br />
<strong><em> Che io stringo tra le dita</em></strong><br />
<strong><em> Fino a sbiancare le nocche.</em></strong></p>
<p style="text-align:right;"><em>Notorius &#8211; <a href="http://lagiostradidante.wordpress.com/tag/notorius/">Altri Lavori</a></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagiostradidante.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagiostradidante.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagiostradidante.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagiostradidante.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagiostradidante.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagiostradidante.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagiostradidante.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagiostradidante.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagiostradidante.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagiostradidante.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagiostradidante.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagiostradidante.wordpress.com/572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagiostradidante.wordpress.com/572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagiostradidante.wordpress.com/572/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=572&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Sulla Lapide</media:title>
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		<title>IL 91</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 17:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Willoworld</dc:creator>
				<category><![CDATA[101 Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Gano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 91 è l&#8217;autobus notturno. Gira praticamente a vuoto per le vie deserte della città, come una sentinella orgogliosa della sua ronda. Sfreccia davanti alle vetrine illuminate dei negozi, s&#8217;infila sicuro nei viottoli del centro storico, sorpassa, quando può, i veicoli per la pulizia delle strade, correndo come un pazzo fino al capolinea della stazione. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=567&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/03/91.jpg"><img src="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/03/91.jpg?w=300" border="0" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://lagiostradidante.files.wordpress.com/2011/03/91.jpg"></a>Il 91 è l&#8217;autobus notturno. Gira praticamente a vuoto per le vie deserte della città, come una sentinella orgogliosa della sua ronda. Sfreccia davanti alle vetrine illuminate dei negozi, s&#8217;infila sicuro nei viottoli del centro storico, sorpassa, quando può, i veicoli per la pulizia delle strade, correndo come un pazzo fino al capolinea della stazione. Laggiù l&#8217;autista, che sembra uscito da un film degli anni settanta, si accende una sigaretta e si legge il giornale ancora fresco d&#8217;inchiostro. Dieci minuti e poi via, a ricordare ai nottambuli e agli ubriachi che, nonostante il silenzio e l&#8217;oscurità, la città sta solo dormendo.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Gano per 101 Parole</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lagiostradidante.wordpress.com/567/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lagiostradidante.wordpress.com/567/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lagiostradidante.wordpress.com/567/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lagiostradidante.wordpress.com/567/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lagiostradidante.wordpress.com/567/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lagiostradidante.wordpress.com/567/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lagiostradidante.wordpress.com/567/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lagiostradidante.wordpress.com/567/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lagiostradidante.wordpress.com/567/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lagiostradidante.wordpress.com/567/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lagiostradidante.wordpress.com/567/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lagiostradidante.wordpress.com/567/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lagiostradidante.wordpress.com/567/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lagiostradidante.wordpress.com/567/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lagiostradidante.wordpress.com&amp;blog=12371941&amp;post=567&amp;subd=lagiostradidante&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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